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come si crede, la proprietà di mante-nere costantemente la divisione del mer-curio ; la perdono al contrario, allorquan-do la loro consistenza va crescendo a talpunto che si possano considerare piut-tosto come solidi che come liquidi, perchèallora l’inviluppo che formano intorno aiglobetti, avendo perduto la sua flessibilità,si rompe, e lascia luogo alla loro riunione.Dopo avere reso solido in fatti dell’ un-guento mercuriale esponendolo al gelo oriducendolo in sapone, si è veduto il mer-curio separarsene in grossi globetti permezzo della triturazione, ciò che succedeugualmente pel mercurio gommoso delPlanck e per le pillole del Bellosti disec-cate, la qual cosa ebbesi occasione di veri-ficare più volle.
Per conoscere quanta parte del mercu-rio siasi combinato alla grascia dopo uncerto tempo di saturazione suolsi ricorrereallo prova di stendere un po’ di unguentosopra carta bibula, per vedere se questaassorba insieme con la grascia anche ilmercurio, cioè se questo sia tanto divisoda penetrare insieme con essa. Il Desma-rets però accusa di infedeltà questa ma-niera di assaggio, per la quale stima averealcuni potuto credere di fare in alcune orequello che altri non facevano, o non cre-devano di fare che in molti giorni.
Con la mira di abbreviare il tempo del-la preparazione dell’ unguento mercuriale,aveva egli cercato di non mettere a princi-pio dell’operazione se non uu’ ottava partedella grascia invece della quarta parte, adoggetto che il mercurio si potesse ridurrein polvere più presto passando più di so-vente sotto il pestello ; ma la carta mostra-va ancora alcuni globetti dopo otto giornidi un assiduo lavoro : vi aggiunse nulla-nieno un po’di grascia per semplice curio-sità, ma grande fu il suo stupore allorché,sperimentando di nuovo, non gli fu piùpossibile ritrovare un solo globcllo. Ri-
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flettendo allora a questa sparizione cosisubitanea e tanto inaspettata, avvisò cheprovenisse unicamente dalla quantità «ligrascia ; che allorquando eravene poca, lacarta la assorbiva interamente, ed ii mer-curio, lasciato a secco, si riuniva in glo-betti che se ve n’ era molta, al contrario,rimaneva in gran parte alla superficie dellacarta, ove serviva a mantenere la divisio-ne dei globetti, ed anche a favorirla, se-condando l’effetto per mezzo dello sfrega-mento.
Stima pertanto necessario sostituire allaesperienza con la carta un mezzo che, asuo credere, è infinitamente più sicuro enon meno semplice, ed è quello di stendereuno strato sottilissimo di unguento soprauna lastra di vetro e di farlo liquefare alfuoco, i globetti divenendo allora visibilianche senza la lente, e potendosi giudicaredalla loro tenuità del progresso dell’ ope-razione.
Con un metodo analogo a quelli pegliunguenti mercuriali si prepara il saponemercuriale di Ilebert, mediante il nitratodi mercurio nel modo che segue.
Si prendono- i- 25 granirne d’acido ni-trico ed altrettanto mercurio, e si pongonoqueste due sostanze entro un fiasco dellatenuta di 5oo gramme, si mescono diquando in quando all’ ordinaria tempera-tura fino a tanto che la soluzione sia com-piuta. Si fanno poi fondere, al bagno ma-ria, entro una ciotola di porcellana 55ogramme di grasso di vitello lavato, si ritiradal fuoco, si aggiunge la soluzione mer-curiale, avendo cura di agitare il miscugliofino a che abbia acquistata la consistenzaemplastica. I’rendonsi in appresso i5ograuime della pomata sopraddetta, e Gogramme di soda caustica a 36°. Si porfi-rizzano queste sostanze con piccolo maci-nello sul marmo, procurando una combi-nazione perfetta, e si ottiene un saponetotalmente solubile nell’ acqua.