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ne sia stato il giudizio, ma bensì che insor-sero contro oppositori, e che si era co-minciata una discussione sulla utilità dellefuni metalliche nella sezione di fisica, laquale, con dispiacere, vedemmo interrottadal presidente come argomento di troppastretta attinenza alla tecnologia. Non voglia-mo astenerci, poiché siamo venuti in taleargomento, dal compiangere il destino ne-gli italiani congressi di questa scienza chesola quasi rende utili tutte le altre applican-dole ai comuni bisogni. Associati all’ agri-coltura, arte di cui molto abbondano franoi i veri o sedicenti cultori, i pochi chededicarono i proprii studii alle arti nontrovano chi si interessi alle loro cose, chile comprenda, chi dia loro aiuto di con-siglio od altro, e se implorano questo daidotti di quelle scienze dai cui principiidedussero le loro osservazioni, i loro tro-vati vengono da questi rispinti alla classespeciale. A desiderarsi quindi sarebbe chela tecnologia si associasse alla Fisica e Ma-tematica , in fino a che il giorno venisse incui tanto crescesse il numero di quelli chela coltivano, da potersene formare una sot-to sezione appartata. A giudicare di questobisogno chiamerò quelli tutti che assistero-no a parecchi de’ nostri congressi, i qualidiranno quanto pochi manifattori e tecno-ioghi intervenissero alla sezione di agricol-tura e tecnologia ; quanto pochi di questiesponessero ivi le loro cose, quanti piùinvece le cose tecniche assoggettassero allasezione di fisica e quante volte interess-santissime discussioni di scienze applicatesiensi troncate in quest’ ultima, ove solosi potevano trattare con qualche profitto.L’ agricoltura, cui vollesi unirla finora,fornisce bensì i materiali primi pei lavoridi molte arti, ed è anzi 1’ una di esse eforse la più importante ; ma occupandosipiù di favorire gli effetti naturali che diprodurre ella stessa, si fonda in gran partesopra speciali principii, sicché poco lume
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da quelli delle altre industrie ritragge emeno ancora può a queste somministrarne.
Tornando da questa, non inutile, di-gressione al soggetto del nostro articolo,diremo che il Yegni stabilì in Francia unafabbrica di corde di ferro alla trafila diToutesvoies, nel dipartimento dell’ Oise ,tenendone un deposito a Parigi ove si ven-devano a franchi 3 , 5 o a 3 ,oo, oppure a2,00, secondo che dovevano servire a sol-levare nelle miniere pesi di 2000, di 1200oppure di 1000 chilogrammi. Il Technolo-giste del dicembre 1841, nel dar contodi questa fabbrica, dice che le corde sem-bravano fatte con esattezza, benché lascias-sero ancora qualche cosa a desiderare. Nel1842 il Yegni disse al congresso di Luc-ca essersi esteso 1’ uso della sua macchina ;una aversene costruito approssimamentenell’ Inghilterra, ed averne spedito i dise-gni agli Stati Uniti d’ America . Non ab-biamo trovato pubblicata in verun’ operala descrizione di questa macchina, madalle discussioni avvenute al Congressodi Firenze vediamo che in essa i fili me-tallici erano assoggettati ad un qualchetorcimento, dal ■ che la scusò VincenzoAmici dicendo che con opportuni movi-menti evitavansi gl’ inconvenienti che perquesta causa ne potevan venire. Tuttaviasembra cosa riconosciuta oggimai e passa-ta quale massima, che, cioè il torcimento,ritenuto essenziale per le corde di canapa,risulti dannosissimo per quelle di fili dimetallo, ed era questa forse una delle coseche lasciavano a desiderare, secondo ilTechnologisle , quelle del Vegni. Descrive-remo perciò prima i metodi di fabbrica-zione molto analoghi a quelli delle cordedi canapa, ma con alcune speciali avver-tenze, quali vennero adottati nella Germa-nia ove, come dicemmo, 1’ uso di questefuni si è più che altrove generalizzatonelle miniere, poscia descriveremo il me-todo di Newall nel quale i fili metallici