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tinte, cosicché questi fili possono parago-narsi, fino ad un certo putito, ai pennelli.In tal caso la perfezione degli effetti pro-dotti dipende: i.° dalle cognizioni elet-'tro-chimiehe dell’ operatore ; a. 0 dalla sua'destrezza; 3.° dalla sua abilità d’artista.Gli oggetti colorati assoggettati da Becque-rel all’Accademia delle Scienze di Parigi,dichiarava egli stesso non essere di quellaperfezione cui tutto fa sperare che questaarte possa giugnere un giorno ; ma li di-chiarava sufficienti a dare un’ idea delprofitto che l’industria poteva trarne.
Il Marianini per avere ornamenti me-diante il coloramento delle piastre avevaesperimentato sistemi formati di laminet-te o punte simmetricamente disposte difronte alla lamina che comunicava col polopositivo, essendo immersa nella soluzionesalina. Osservò per altro che, malgrado lamolta diligenza impiegata per ridurre tuttele lamine o le punte in un piario, cosicchériuscissero equidistanti dalla piastra, rarevolte avveniva che il coloramento degli
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attaccasi al filo negativo un altro filo ter-minato in punta, il quale si fa pescare nelliquido, in vicinanza ad una laminetta diacciaio alla precisa distanza cui sono ledue lamine, e gli anelli che in questa sivanno formando servono di norma per in-dicare quando il coloramento abbia acqui-stato quel grado di forza che si vuol ot-tenere.
Si vede quanto il metodo del fisico ita-liano sia per sé stesso superiore a quellodel Becquerel, il quale è difficilissimo abene eseguirsi, esigendo in uno stesso in-dividuo qualità che rare volte assai si com-binano. All’ opposto col metodo dal Ma-rianini, qualunque disegnatore può fare1’ ornamento con una punta sulla laminaverniciata, a quel modo stesso come appa-recchierebbe una lastra di rame per l’inta-glio all’ acqua forte, e niente v’ ha poi dipiù facile che l’ottenere con questo disegnocoloramenti regolari sulle lamine di metallo,riproducendo ripetutamente lo stesso dise-gno, ma variandone, se si vuole, la forza edanelli presentasse veramente la simmetria intensità dei colori. Si può eziandio con
ima colori di
una certa forza, poscia iuterrompere lacomunicazione, levare la lamina inverni-ciata dal liquido, coprire con vernice al-cune parti del disegno, quindi riporla nelluogo preciso di prima, ottenendo in talguisa vivacità di tinte diverse nei variipunti del disegno. Crediamo che questometodo,adoperato dal Marianini, come di-cemmo, coi metodi di Elsner sulle piastred’ acciaio, possa perfettamente applicarsiai metodi del Nobili e a quelli del Becque-rel, procurando con facilità così belli ri-
voluta dal disegno. Per rendere quindi j questo metodo ottenere prfacile e più sicuro l’esperimento, il Maria- nnmi
nini fa uso invece di una lamina di metalloben levigata e coperta di uno strato uni-forme di vernice. Su questo intonaco sieseguisce il disegno scoprendo il metallo.
Basta poi porre questa piastra paralella aquella immersa nel liquido e farla comuni-care col polo negativo, per avere col co-loramento il disegno voluto. Operava ilMarianini in tal guisa sopra lamine di ac-ciaio, dietro il metodo di Elsner descrittoall’ articolo Marezzo. Se il disegno portaqualche tratto in vicinanza all’ orlo della sultamenti da potersi con esso ottenerepiastra, il coloramento che si produce nella'quasi tutti gli effetti avuti dal Nobili e daparte scoperta della lamina di acciaio av-j renderci meno spiacevole iWgrelo tenutoverte l’operatore quando è giunto al grado da quello.
voluto, ed allora interrompesi la comunica-j Allorquando il coloramento di un og-zione con la pila. Se non vi hanno parti getto col perossido di piombo non sia nu-che rimangano scoperte e che si colorino,'scito a dovere, nulla v’ ha di più semplice