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mise di mantenere per varii giorni in unfornello a riverbero il calore necessarioalla fusione della ghisa. L’ analisi dei gasprodottisi gli fece scoprire la presenza diuna notabile proporzione di idrogeno sol-forato, il quale non poteva derivare chedalla reazione del vapor acqueo contenutonell’ aria introdotta sul solfuro di ferrodel coke.
Questi studii di Ebelnren destaronomolto interesse, e presero ad esaminare diproposito tale argomento principalmentegli ingegneri L. Thomas e C. Laurent, leosservazioni dei quali riferiremo qui a com-pimento di quelle dell’ Ebelmen.
Egli è chiaro primieramente doversinella produzione di questi gas evitarequanto è possibile la formazione dell’ aci-do carbonico. Ora gli ingegneri anzidettiosservarono la proporzione di questo gasessere tanto minore quanto più grande erala pressione con cui si introduceva 1’ arianel generatore. Se invece si introduca1’ aria semplicemente mediante la correnteprodotta da un camino, si produce gran-de quantità di acido carbonico, malgradoche lo strato del combustibile sia mollogrosso. Se si aumenta la energia della cor-rente aspirando 1’ aria con altro meccani-smo, la maggior parte del carbonio passaallo stato di arido carbonico.
Im ece di introdurre 1’ aria con unacerta pressione, mediante una macchina avapore, si può introdurla mediante del va-pore acqueo, destinato anche a produrrenel gas dell’ idrogeno.
Anche Ebelmen aveva provato ad ali-mentare la combustione nel generatore delgas con un miscuglio di aria e vaporeacqueo, ed i risultamenti che ne ottenne siaccordarono benissimo con quelli dedottidagli sperimenti del Dulong, e provaronooperarsi la decomposizione del vaporeacqueo a contatto del vapore incandescente,determinando grande assorbimento di ca-
lotico latente. Osservò Ebelmen venirneda ciò un limite nella quantità di vaporeche si può introdurre con l’aria nel gene-ratore, dipendendo questa necessariamentedalla temperatura dell’ aria e del vapore.Adoperando un eccesso di questo ultimo,Ebelmen trovò che una porzione di essopassava attraverso i carboni senza decom-porsi, 1’ altra invece producendo sempreun miscuglio di idrogeno e di acido car-bonico.
L. Thomas e C. Laurent osservaronotornar sempre molto utile di riscaldarequesto vapore, vale a dire di portarlo dopoformato ad una temperatura superiore aquella che equivale alla sua tensione.Questo riscaldamento del vapore che que-gli ingegneri stimano che abbia ad averemolla influenza nella produzione dei gas,non cagiona, come si aveva ragion di te-mere, la pronta distruzione dei tubi diferro o di ghisa in cui se lo fa. Benché ilvapore venga portato a 35o°, non vienedecomposto dal metallo dei tubi o almenolo è in piccole proporzioni soltanto fino ache la corrente è continua ed il riscalda-mento regolare.
Un interessante risultamento che si ot-tiene dal vapore riscaldato, è che facendo-lo agir solo ad una temperatura che giun-ge appena a 3oo° carbonizzansi compiu-tamente il carbon fossile, il legno e latorba, svolgendosene gas combustibili chesi possano applicare a varii usi dopo averlifatti passare in un condensatore. Rimaneun residuo considerevole di carbone, ilquale presenta molta durezza quand’ an-che derivi dalla torba.
Di confronto a questi vantaggi osserva-no però gli ingegneri francesi che il gene-ralizzarsi dell' uso dei gas combustibili insostituzione ai combustibili stessi potrebbefar nascere giusto timore di esporre glioperai a gravi pericoli. In vero questi gassono infiammabili e contengono grandi