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Tomo XXXVII. [Supplimento.]
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Micrometro

mo quindi semplicemente le avvertenzedate da Wollaston intorno al modo di ta-gliare il cristallo di rocca per questi mi-crometri.

Descrisse egli tre maniere di tagliare inprismi questo cristallo, per guisa che l’as-se di cristallizzazione fosse diversamentecollocato in ciascuna. Nel prisma orinon-tale F asse è ad angoli retti con la super-ficie ; nel laterale F asse coincide con laprima superficie ed è parallelo al suo orlopiù acuto ; nel verticale F asse è purenella prima faccia ad angoli retti con l’or-lo più acuto. L’ oggetto veduto attraversodel primo nella direzione dell’ asse non èdoppio, ma negli altri due i raggi trasmessipassano ad angoli retti dell’ asse, e pro-ducono due imagini. Combinando questiprismi due a due, coi loro orli acuti in di-rezioni opposte, vi sono evidentemente tremaniere di combinarli ; nei due primi casila separazione è la stessa o di circa tj' ;ma nella terza, a motivo della posizionetrasversale degli assi di cristallizzazione, laseparazione della imngine comparisce esat-tamente raddoppiata ; il fascio ordinarioribalto da! primo prisma subisce nel se-condo una rifrazione straordinaria , e vi-ceversa, per guisa che ciascun fascio ca-dendo altrettanto da una parte della rifra-zione media quanto l’altro devia dal latoopposto, riescono separati da una distanzadoppia dell’ angolo ordinario, vale a diredanno un angolo di

Il micrometro a doppia rifrazione po-trebbe anche adattarsi ai microscopii. Con-verrebbe a tal fine porre dinanzi alle lentiobbiettive un micrometro di vetro e con-durlo in fuoco ; quindi osservare col pri-sma di Rochon, girandolo in modo che ledue imagini riuscissero nella stessa linea ;si riconoscerebbe allora la frazione m dimillimetri, onde F una delle imagini oltre-passerebbe 1 ’ altra : questa frazione ampli-ficala, e divenuta g volte più grande che

Micrometro 4^9

alla distanza della visione distinta d, formala tangente dell’ angolo e di raddoppia-mento. Si avrebbe quindi

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Il miglior modo tuttavia per misurarela grandezza degli oggetti veduti col mi-croscopio, e F ingrandimento che quelloprocura, si è mediante F uso della Cameralucida. Vedemmo, in vero, a quella parolacome serva lo stromento cui viene datoquel nome a fare scorgere contempora-neamente F imagine di un oggetto, eduna carta su cui si può disegnarla, ed èchiaro, in conseguenza, come questa ima-gine possa essere quella veduta attraver-so di un Microscopio. A questa paroladiremo in qual guisa siasi tratto partitoda tale circostanza appunto per copiaregli oggetti ingranditi, ed è chiaro altresìdalla grandezza della copia potersi dedurrequella dell’ oggetto, quando si conoscaF ingrandimento prodotto dal microsco-pio. In vero se disegnisi prima F oggettoe poscia il micrometro, veduti con le stesselenti, dal confronto dei diametri dell’ og-getto col disegno della scala del microme-tro, sarà facile valutarne la grandezza.Quando in vece vogliasi conoscere F in-grandimento dato dal microscopio basteràtrasportare col compasso la grandezza,per esempio, di un centesimo di millimetrodel micrometro disegnato sopra una scaladivisa in centimetri e millimetri, ed osser-vare quante parti vi occupi in centesimi dimillimetro. Se coprirà un millimetro l’in-grandimento sarà di 100 volte, se 2 di200, e così discorrendo. Alquanto analo-go è il modo di conoscere l’ingrandimen-to del microscopio proposto da Jacquin.Pone egli lo stromento sopra una base dilegno che tiene una tavola verticale, su cuiè fissato un cartone annerilo con unascala bianca, le cui linee sono distanti