— 21 —
disegno d’un palazzo per se medesimi: tali furono principalmente un Giu-seppe Porto, un Giacomo Angarano, un Giambattista Tliiene, un Luigi Valma-rana, un Antonio Barbaran, un Girolamo Chiericati, un Luigi Almerico, un Lo-dovico Trissino, un Marino Schio ed altri ancora, al genio dei quali Vicenzadeve la erezione di tanti editicii palladiani, che tutti cominciati quasi ad untempo, rimasero poi fatalmente per la morte dei gentiluomini che li avevanointrapresi, in parte incompiuti. Il simile si dica dei nostri podestà e capitanidi quel secolo, i quali delle palladiane costruzioni abbellirono il veneto ter-ritorio^ mentre intanto la eccellenza del lavoro spandendosi per l’Italia , pro-cacciava al Palladio cosi per tempo siffatta stima, che ancor vivo fu salutatoil principe della moderna architettura.
La costruzione della basilica vicentina è strettamente congiunta agli ultimitrent’anni della vita del Palladio, che non potè vederla compiuta. La sceltafatta del suo disegno, collocandolo architetto della fabbrica, facea dipenderetutta l’opera dal suo consiglio:, sicché i documenti di siffatta costruzione ci pre-sentano, insieme colle più particolari notizie per. questo conto, la serie dei pa-gamenti da lui ricevuti, i quali mettono molta luce sui tempi della sua dimorain Vicenza , sopra quelli di parecchi suoi viaggi, non che sopra la domesticasua condizione, il numero e la professione di alcuni suoi figli tuttora ignorali.
L’attività del Palladio corrispose all’alacrità con cui i Vicentini intrapreseroil grande lavoro, pel quale stavano in serbo oltre a settemila ducali, raccoltinel corso di quattordici anni dopo che il 25 novembre 1536 si assegnò allafabbrica del palazzo secondo il disegno del Sansovino la rendita degli affittidel Campo Marzo, quella delle fiere e dei mercati, non che annui ducali cen-tocinquanta sopra gli altri beni del comune^ tutto questo assegno, all’epoca dicui si scrive, rispondeva ad annui ducati quatlroccntocinquanta.
Si deliberò di costruire le nuove loggie con pietre delle cave di Piovene,con cui si erano alzate anche le antecedenti ^ per questo titolo fu dovuta pa-gare a quel comune Vonoranza di troni tre marchetti dieci : si cavarono ancorapietre dai monti di Montecchio Maggiore e di Magre. Ai tagliapietra vicen-tini il Palladio ne aggiunse di Verona, di Padova, di Venezia , nei quali luoghiei medesimo fu a chiamarli al nuovo lavoro, astretto a fare più volte fuori dipatria il provvedimento dei più necessarii strumenti dell’opera, periino unacarrucola di ferro temperalo in Venezia per l’uso degli argani, e una fune la-vorata in quell’arsenale pel trasporto delle pietre, non che coti per aguzzare