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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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quell’anno per l’importare di 600 pianetti. Il Palladio conduceva seco acompagno della consulta il bassanese architetto Francesco Zamberlan , delquale se altre onorevoli testimonianze mancassero, basterebbe questa sola dellasua amicizia e familiarità col Palladio per formare degno concetto della suaperizia nell’arte del fabbricare. È ignoto se la sua andata fosse spontanea ele-zione di quest’ultimo, o piuttosto invito della città: certo che alla scritturaed ai disegni della riparazione ponevano il nome l’uno e l’altro. Ma gli attid’archivio non conservarono i due preziosi documenti. La stessa consulta deideputali del giorno 21 febbraio, accordando ad ambedue la mercede delle sos-tenute fatiche, rimeritava il Palladio di 60 scudi d’oro, il Zamberlan di 20,oltre ducati 10 pel viaggio e la provvigione della fermata. La disparità delcompenso si congiunge con quella della loro fama, e della parte che l’uno el’altro forniva. Il documento attribuisce il disegno al Palladio: come avvienenei grandi bisogni, il parere dell’architetto vicentino che rinnovava una pro-posta agitata altra volta, e messa in non cale, non acquietava gli animi ditutti: le opposizioni d’un nuovo architetto pervenute sino a noi bastano in-tanto a rivelarci almeno il pensiero della riparazione suggerita dal Palladio:questi ne mantenea le difese in un’altra scrittura, che all’ab. Zamboni caddeil destro di discoprire. Riferirò l’idea della riforma palladiana colle parole diquesto valente critico: «Era opinione dell’architetto vicentino che il palazzoavesse tre ordini, e che l’ultimo si alzasse sopra il vecchio braccia 26. E per-chè le pareti del secondo ordine sembravano sottili più del bisogno per poterreggere a tanto peso, pensò d’aggiunger ad esso una serie di colonne, lequali facendo ornamento alle facciate dessero forza e nervo alle muraglie 5confermandosi esso in tal pensiero dal considerare che il primo architettoavesse egli pure concepito una tale idea nell’immaginare il disegno. Codestecolonne, della grossezza di oncie 18, dovevano essere innalzate all’incontrodei pilastri, lontane da essi oncie 10 , e distanti le une dalle altre braccia 1 6 .Era di mestieri che nella sommità fossero congiunte e legate alla muragliacon fregi, architravi e cornici fatte d’interi pezzi di viva pietra, e tanto lun-ghi che abbracciassero le colonne e tutta la muraglia. Secondo il suo disegnoil terzo ordine pure doveva essere ornato con mezze colonne, le quali nondovevano sporger in fuori più che oncie 8 . Il tetto finalmente doveva esserefatto a modo di padiglione con travi armati e coperto di piombo». L’archi-tetto a cui i deputati comunicavano la scrittura e il disegno del Palladio fu il