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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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ha posto adosso il grave carico della nuova chiesa che vuole innalzare per scio-gliere il voto fatto in occasione del fiero contagio che afflisse fin’ora questacittà. La qualità del tempio che si vuole in lutto corrispondente alla gran-dezza e potenza della serenissima repubblica che Io ha ordinato, non mi per-mette d’occuparmi d’altra cosa finché non ne abbia terminati i disegni, per-chè si vorrebbero porre i fondamenti quest’anno, e perchè, conoscendo io ladi lei saviezza ed intelligenza nelle cose della mia professione, mi sarebbe ol-tremodo caro d’avere i suoi discreti consigli in opera di tanto impegno, lemando tre informi disegni, o piuttosto abbozzi della pianta, interno spaccaloed alzato, supplicandola a dirmi sinceramente il suo parere». Le discolpe dellalontananza del Palladio da Vicenza si accordano colle scarse memorie che diquesti due anni, ultimi della sua vita, trovo nei registri della basilica. L’operasorgeva sollecitamente, sicché sul finir di quello stesso anno l’occhio potevaormai ammirarne la nobile composizione} ne sbigottivano gli umili cappucci-ni, ai quali mal sapeva di poter accomodare quella magnificenza alla povertàdi s. Francesco. Se ne avvisava Io stesso Palladio, scrivendo al Capra: «E per-chè questa chiesa dev’essere ufficiata dai cappuccini, e mi fu ordinato di farladivota, ho divisato che il coro dietro allo sfondo, che forma la lesta della croce,sia di umile struttura». Del resto altamente occupavalo l’idea della grandezzadella repubblica, e la gloria della Divinità: «Io faccio quanto posso perchèquest’ edificio riuscir possa di piena soddisfazione di questa serenissima repub-blica, ed a maggior gloria di Dio . Ilo sempre creduto che se in fabbrica al-cuna è da essere posta opera ed industria, acciocché ella con bella misura cproporzione sia compartita, ciò senza dubbio si deve fare ne’ tempii, ne’ qualiesso fattore e datore di tutte le cose, Dio Olt. Mass., debb’essere da noi ado-rato, e in quel modo che le forze nostre patiscono lodato e ringrazialo di tantia noi fatti beneficii. Per il che, se gli uomini nel fabbricarsi le proprie abi-tazioni usano grandissima cura, sono certamente obbligali ad usarla molto mag-giore nell’edificare le chiese, e se in quelle alla comodità principalmente at-tendono, in queste alla dignità e grandezza di chi ha da esservi invocato eadoralo devono riguardare». Di ciò non si acquetavano i padri,finché il som-mo Pontefice con breve del IO gennaio 1578 indirizzato al senato consen-tiva che essi celebrassero i divini ufficii nella chiesa, quae quidem salis ampiaet magnifica constructa fuit (Cornaro. Ch. di Ven. X. 11. 39). Ma l’ultimogiorno coglieva il Palladio prima che l’opera venisse condotta a fine, almeno