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Memorie intorno la vita e le opere di Andrea Palladio : pubblicate nell'inaugurazione del suo monumento in Vicenza li 19 agosto 1845 : colla serie de ventisette scritture del medesimo architetto / in parte inedite ed ora la prima volta unite dall'abate Antonio Magrini
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ventura comune agli architetti appena defunti : ma fu indarno la fatica, perchèsolo l’interna chiesa nel passato secolo veniva bizzarramente architettata. Qual-unque sia stala la causa che diede e tolse al Palladio il destro di quell’in-venzione, egli facea prova di rara maestria nell’accomodare contro sua pra-tica due ordini assai riccamente ornati sopra anteriore comparto di manieraal tutto diversa, conservato nelle più minute sezioni : l’opera doveva prolun-garsi con sette inlercolonnii sopra la parete di fianco, veduta assai magnifica :nessun documento fin qui apparve che ricordasse la chiamata del Palladio, opalesasse le ragioni del male accolto pensiero.

Mausoleo immaginato per esser addossato all’ingresso di una parete, com-preso in un intercolonnio con basamento: nei due intercolonnii laterali è unanicchia per accogliervi una statua. Tutta l’invenzione è a due modi, perchèla porta vi è disegnata rettangola e in arco, e invece della nicchia con statuavi ha un’urna sopravi seduta la persona di un vescovo: nel superiore attico viha un’urna con altra figura seduta quasi regale, e fregi negli altri due vani:non trovi scala o misura, o altro indizio della mano del Palladio, e per egualmodo nessun sospetto fin qui dell’assegnata erezione: al primo vederla sor-geami spontanea però la congettura che quelle vescovili insegne significasseroi due patriarchi Grimani, Marino e Domenico, i quali aveano lor urne di legnoa ridosso della vecchia facciata interiore del s. Francesco della Vigna: nèmancava l’onor del principato nello zio Antonio: quindi in quel loco il magnificomausoleo. Colla nuova costruzione del loro successore Giovanni quelle ceneridi là rimosse ebbero umile loco nella cappella vicina, in cui Giovanni stessovolle composte le proprie: apprezzi la induzione, per ciò che importa, illettore.

Il Finali donando alla patria del Palladio i suoi disegni non dimenticava lapropria alla quale riserbava quelli che meglio le si convenivano, e rappre-sentano alcune sue romane antichità, oggidì nobilmente collocati nella biblio-teca comunale, lutti segnati di cifre, misure e osservazioni autografe.

Anco dei Cavi, in due fogli: nell’uno la pianta da una parte; dall’altra,metà dell’alzato di fronte, ed uno de’ tabernacoli che è tra le colonne : in altodel foglio si legge In Verona al castello vegio sta questa porta qui soto et ediman d vitruvio chome si trova schrito. È da notarsi un’altra avvertenza, dicui mi gioverò in altro luogo, scritta sopra la cornice del frontispizio, a cuiridosso è un attico: da questa cornixe in su non ce niente e benché io abia