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LIBRO SECON PO.*
longhi, che larghi; con pigliar ſempre la longhezza ne lati A B,e la larghezza, ne lati del gnomone C, come nelle preſenti figureſi vede.
Volendo oltre i lat i ſaper lara di ciaſcun quadro de' ſopradet-ti,& veder come quanto piũ le figure quadre ſi partono dalla ſuapiù perfetta, ch è la equilatera tanto piũ diuenghino elle minori 1e men perfette; baſta moltiplicar la longitudine per la latitudine;& il produtto è quel che lara cõtiene: volendo ſaper lara del pri-mo quadro quanta ella ſia, moltiplicaremo 25. d'vn lato con 25delhaltro il cui produtto 625. ſarà la quantita delhbara: ma nel fe.condo quadro, la cui longitudine è 35. e ja latitudine f.(oue ſicontiene il numero di 5 nme nella jongitudine, e latitudinè delprimo) ſarà lara ſolamente 525. e cosi nell'altre.
Ad infiniti biſogni ci sforza ancora arte à ridur queſti quadriin triangoli, facendò d'ognꝰvno due triangoli, ò vero vno vgualeà tutto il quadro. Per far due, altro non biſogna, che tir ar da vn
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angolo alhſaltro oppoſito vna linea retta; come nelle diſfinitionimoſtraſsimo, detta diagonale ò diametrale: ilche nell'iſtrumentoſi fa con diſtender il perpẽdicolo locato nelhangolo D. de' lati A B,ſino allangolo E, che fa la piegatura del gnomone C, i quali duetriangoli diuidono il quadro per mezo in due parti vguali.
Per far vn ſolo cõtaremo nel gnomone nella parte, che vien fuo-ri del quadro tante parti quante eſſo gnomone contiene nel lato,
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