— 103 —
furono continuate anco nell’inverno del successivo 1667. Quindi 1667.la loro attenzione fu tutta rivolta a pubblicare il Libro dei Saggi, ilquale finalmente apparve nel Settembre di quell’anno, dopo essernestata lungamente ritardata la pubblicazione, stante la revisione par-ziale che sulle bozze fecero gli Accademici, ed in specie il Borelli, ilViviani, il Rinaldini, lo stesso Principe Leopoldo, e in Roma tra icorrispondenti il Falconieri ed il Ricci, il quale si mostrava nelle sueosservazioni sì fattamente difficile e sottile, che il segretario Magalotti,per tanti revisori naturalmente annoiato, fu per perdere la pazienza.Sembra che fin dai primi anni gli Accademici avessero in animodi pubblicare i loro lavori, e nel carteggio e nei Diarj si fa soventemenzione di un libro da pubblicarsi; a questo, in varie lettere,vien dato il nome di Libro d’Esperienze e forse alcuni furon diparere che dovesse pubblicarsi il Diario; ma le lunghe e frequentiinterruzioni a cui furono soggette le operazioni Accademiche, lamoltiplicità e sconnessione dei lavori che si andavano a mano amano facendo, le varie e parziali vedute colle quali una medesimasperienza veniva istituita, rendevano la compilazione di questolibro per discordanti elementi difficile, e tanto più difficile inquanto che tutti dovevano concorrere ad approvarlo; finalmentesopra alcuni dei più importanti e notabili lavori, caduta l’appro-vazione generale, fu determinato che questa scelta dovesse pub-blicarsi, ed allora fu dato al libro il modesto titolo di Saggi.
Il libro che tutti i moderni Fisici venerano come primo modelloe guida nelle ricerche sperimentali, il primo corso di Fisica, chetanta luce di sapere e di verità dette agli uomini nello studio delleLeggi dell’Universo, che pose l’esperienza nella vera sua sede,e nel quale l’ingegno ed il retto giudizio degli sperimentatori appa-risce manifesto a gloria della nostra Toscana, ad esempio di tuttele nazioni, un libro in cui le nuove dottrine sono esposte con tantaprecisione, venustà e purezza di lingua, che insieme collo spiritodel Galileo sembra anco vedervi trasfuso quel nobile e puro stilecon che ci vennero dettate le prime verità sperimentali, e che laPatria del Dante, del Petrarca e del Boccaccio non poteva con altricolori annunziare, non solo non giunse mai a contentare l’illustre