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torbido anelava strane vicende, senza condotta nè carattere, fieroe codardo ad un tempo, non la tedesca alabarda, ma piuttosto lavendetta del potente Molara temendo, partì per Roma; non rin-crebbe la perdita del mal uomo, se non che a quei pochi che nepotevano giudicare lo sprecato ingegno; un Filosofo sì corrottonon poteva avanzare la Scienza, che vuol giudizio ed anco la suaparte di cuore. Fu pretesto al Rinaldini la mal’aria di Pisa, eragione, credo, il largo stipendio che gli dava la cattedra di Filosofiain Padova, ove passò. 11 Rorelli ed il Rinaldini non tardaronomolto a pentirsi della loro risoluzione, e sospirarono invano ilritorno in Toscana. Assai dispiacque la partenza quasi contempo-ranea di tre dei migliori soggetti al Principe Leopoldo, che videbrancolare a quella perdita la sua benemerita istituzione , laquale ebbe pur troppo sullo spirar di quell’ anno medesimo il colpomortale nel Cappello cardinalizio che, venuto da Roma al di leiFondatore, la spense e distrusse. Chiedeva un fine politico dellafamiglia Medici un Principe Cardinale: il Principe Leopoldo aquell’onore sacrificò il nobile suo talento e gran parte della suagloria. Leggo nella vita del Magalotti, scritta dal Fabbroni, questeingrate parole: « Essendovi allora, per la malignità dei tempi,« molti giurati nemici della diritta maniera di filosofare, quasi« ella si opponesse alla Religione, il Principe Leopoldo si trovò« in necessità di accomodarsi al genio di questi, per ispiegare le« vele al suo onore; così l’anno 1667 finì di essere quell’Accademia« di tanto credito, ed egli sul terminare di quel medesimo anno« fu creato Cardinale ». Sebbene non appariscano documenti direttia provare che la celebre Istituzione si spengesse per opera de’ suoimaligni persecutori, i quali forse attizzassero il rancore tra ilRorelli ed il Viviani, seminassero la discordia tra gli Accademici,e con onorevole distrazione deviassero il Capo, dandole così l’ul-timo crollo; pure è manifesto che opposizioni veementi e minaccee derisioni, fino dalla prima sua istituzione, ebbe la pura e santaopera degli Accademici; apparisce questo dal Carteggio degli Ac-cademici tra loro, dalla circospezione, dal timore, dalla pusillani-mità di alcuni di essi.
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