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StrumentiCUE SERVO-NO ALL’ E-SPERIENZE.
Differenze mi-nime de’tem-pi non pos-sono cono-scersi dagliorinoli, e perqual cagio-ne.
Pendolo con levibrazionireputalo mi-suratore e-sattissimodel tempo.
Vibrazione in-tera si com-pie dall’ an-dare , e ’l ri-torno dellapallina.
Pendolo a unsol filo vagasregolata-mente.
Altra inven-zione diPendolo.
FIG. 7.
Questa differenza consiste alle volte in minuzie così piccole edinarrivabili, che la giustezza de’ più squisiti orivoli non può mo-strarle. Imperciocché o voglionsi pigliare i tempi da suono a suono,e gli orecchi possono leggermente ingannarsi, o dagli spazj corsidalla lancetta, e più che mai possono ingannarsi gli occhi. Forzaè dunque ricorrere a uno strumento il qual sia più sottile sminuz-zatore del tempo che non è il suono de’quarti battuti dall’orivolo,e che non sono i minuti segnati dalla lancetta, intorno alle qualicose il giudizio de’sensi è tanto pericoloso d’errare. Poiché (lasciatoandare gli errori che possono esser nella divisione della mostra onegli altri materiali strumenti), della lancetta é difficile il giudicares’eli’ è o s’ella non è per appunto in sul segno ; e del suono bisognafinalmente dire che nel tempo che l’orivolo suona, di già queltempo che vuol denotar quel suono è passato. Noi abbiamo giu-dicato che questo più giusto strumento possa essere il pendolo odondolo che dir vogliamo, l’andare e ’l ritorno del quale contan-dosi per un’ intera vibrazione, non abbiamo creduto che quandomai nel novero di molte vibrazioni una se ne sfallisca (chea chi v’ ha un po’ di pratica rade volte succede), arrivi quel piccolosvario a montar mai tanto quanto può importare un errore che sifaccia a regolarsi dalle sopraddette cose. Ma perchè l’ordinariopendolo a un sol filo in quella sua libertà di vagare (qualunquese ne sia la cagione) insensibilmente va traviando dalla prima suagita, e verso’l fine, secondo eh’ei s’avvicina alla quiete, il suomovimento non è più per un arco verticale, ma par fatto per unaspirale ovata in cui più non posson distinguersi nè noverarsi levibrazioni, quindi è che, solamente a fine di fargli tener fin all’ultimor istesso cammino, si pensò d’appender la palla a un fil doppio, icapi del quale fusser legati ciascun da per sé lontani per brevespazio ad un braccetto di metallo, come dimostra la settima figura.Così attaccata la palla al filo per un suo oncinetto viene a tirarloe distenderlo col proprio peso in un triangolo isoscele ; poichétrovandosi la palla libera sopra’l filo, quand’ anche nella sua primavibrazione lo formasse scaleno, in virtù del peso scorre subito alpiù infimo punto al quale ridur si possa, ed in esso poi si mantiene.