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Esperienze
INTORNO AL-LA VARIA-ZIONE DEL-LA CAPACI-TA’ DEI VASIDI VETRO EC.
Ragione asse-gnata da al-cuni delleprime alte-razioni deiliquori , sìnel caldocome nelfreddo.
Vetro si stiraper V inzep-pamentodel fuoconelle sue e-sterne poro-sità.
Il medesimosi ritira, estrignesiper freddo.
FIG. 72.
agghiacciamento. Questo effetto veduto fece cader nell’animo aqualcuno d’applicargli una tal cagione che poi diverse esperienzeparve che mirabilmente favorissero. Il pensiero fu che l’apparenzadi que’subiti movimenti nell’acqua e negli altri fluidi non derivida alcuna intrinseca alterazione di raro o di denso operata in quelpunto nella loro naturai temperie dall’ oppugnamento delle qualitàcontrarie dell’ambiente esterno: il che col famoso vocabolo d’An-tiperistasi alcuni spiegano; ma bensì (trattandosi in primo luogodell’abbassamento che segue nell’immergere i vasi nell’acquacalda) vogliono più tosto che ciò avvenga per lo ficcamentode’ volanti corpicelli del fuoco che dall’ acqua svapora nell’ esterneporosità del vetro; i quali a guisa di tante biette sforzandolo, nevien necessariamente dilatata l’interna capacità del vaso, ancheprima che per l’occulte vie dello stesso vetro si trasmettano nelliquor contenutovi: che il freddo poi ristrignendo gli stessi porifaccia divenir misero il vaso alla mole dell’acqua che v’è dentro,prima che la mole dell’ acqua ancor digiuna del nuovo freddo nonsi diminuisce. In somma che il vaso, come il primo trovato dalcaldo o dal freddo, dilatandosi o ristrignendosi anch’egli il primo,sia la vera cagione dell’ apparenza di salire o di scendere, secondoeh’ ei divien più ampio o più stretto al liquore ancor vergine dellequalità dell’ambiente. Tale immaginazione ci fu anche resa piùverisimile dalla seguente esperienza.
ESPERIENZA
Per la quale si argomenta, che in quell’istante che il caldo o ’lfreddo esterno dilata il vaso o lo strigne, non sia per anchealterata la naturai temperie del liquor che v’è dentro.
Si chiusero in una palla di vetro piena d’acqua parecchie pallinedi smalto vote e sigillate alla fiamma. Erano queste, mercedell’ aria rinchiusavi, temperate tutte prossimamente alla gravita mispecie dell’acqua, onde le galleggianti per ogni alito di caldo