Ramo di Lecco. 189
parlammo alla pag. 124) al P. Abbate di 9.Ambrogio maggiore di Milano, dono pur es-si dall’ inip. Lottario fatto a* monaci nell’an-no 835 , acciò da quegli uliveti traessero olioper le lampade, che arder dovevano all’alta-re del s. Djottore. E’ presso Limonta una buo-na cava di gesso al basso, e del bel marmo nerolr * alto. Pria di giugnere a Pescallo , e allaPunta di Bellagio vedesi la villa Giulia deisigg.Veniui, bello e dispendioso edilìzio, a como-do e vaghezza del quale s’è tagliato sul dorsodel promontorio uno stradone magnifico, cheporta sin al ramo occidentale del lago.
Presso la punta veggonsi enormi e nudiscogli, e’l monte tagliato a picco; ma quantoe l’orrore che qui si vede, altrettanto mae-stosamente bella è la punta del promontoriotutta coperta d’ulivi e di pini, dopo la qualeper non comoda via si può salire al palazzo ,Quando andar non si voglia a cercare unastrada migliore nel borgo stesso di Bellagio( Bilacium). Vuole il Giovio che ivi fosse laTragedia di Pliuio, villa da lui cosi appellataper l’orrevole maestà del luogo. Narra infat-ti Plinio , che la sua villa coll’ alta schienadel monte divideva i due laghi. Nel palazzoe vvi un frammento d’iscrizione ad un M. Plinio.Nel secolo xiv era un nido di scelerati uo-mini di Valcavargna, che di là tutto infesta-vano il lago: ora è un deliziosissimo soggior-no. Il palazzo Serbelloni posto sul pendìoche guarda mezzodì è più grandioso, che bello.Ivi con una nuova piantagione d’ulivi si èpensato a trarre vantaggio dalla bella esposizio-ne. Il bosco di pini n’è ampio , e amenissime