214 Icario, Baino di Como.tre volte aJ giorno . Il P. Ghezzi , verso l ametà del secolo XVII, tem e dietro con qual”elle attenzione alle variazioni d i quest' acqua >e trovolle incostanti; ma sarebbe stato desi-derabile che v’avesse aggiunte le osservazio» 1inetereologiche del barometro, e più aucoradell’anemometro per la forza e la durazion ede’ venti .
Qual’ esser può la cagione di questo fen°”meno ? Poiché 1 ’ intermittenza dava a questafonte l’analogia col flusso e riflusso marino»gli Antichi le diedero la stessa origine, ed an-che il medesimo nome. Facil cosa è però 1 ’os-servare che qui il crescere e decrescere nes-sun rapporto non ha colla luna ; ma bensì col-le ore del giorno, quando la stagione è re-golare. Fnvvi chi per ispiegare il fenomenoimmaginò un gran recipiente, e ferine costrui-re il modello in legno , appoggiato a due per-ni e di tal forma che essendo pieno dise-quilibravasi e si rovesciava , indi rimetteasi i flpiano per nuovamente riempirai . Ognun sen-te l’impossibilità della cosa. Il cel. Naturali”sta Fo r tì*.{*), trattando d’altre fonti inter-mittenti del Bergamasco, opina die le acqu®interne strascinino tanta arena da chiudersi 1canali, finché la copia d’ acqua ritenuta giu”gne a tale da rovesciar l’argine che essa me-desima si era formato , e un nuovo argine 3rialzarsi comincia . Potrà ciò co’ fenomeni del-le fonti bergamasche e con altre non infre-quenti fra noi per avventura convenire, i» a
(*) Opuscoli Scelti .. Tom- I p- ai5.