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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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XXXV
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XXXV

E SULLE OPERE DI

fortuna toccata alla figlia i n quella dolorosacircostanza, c loda i pregj del novello suo ge-nero: ma a questa sfavillante gioia miseramentecontrastava una nube di tristezza che non la-sciava sgombra la pensierosa fronte della de-,siderata sposa. L’Alfieri mal sapea tollerarequella nuvola quasi invidiosa della sua felici-tà: passò tutto il giovedì in inquiete incertez-ze: il venerdì fu per lui il giorno del terribiledisinganno. Quel palafreniere, che vedemmotanto sollecito a spiare gli andamenti della si-gnora, era stato inalzato da una sorte, pervergogna dell’ umano costume non inconsueta,a goderne i favori. Stimolato da ultrici ire nonsolamente fece noli al padrone i nuovi tortidella signora, ma rivelò ancora la turpezza diquei favori. Nei pubblici fogli già leggevasi laignominiosa istoria: tenerla occulta sarebbestato impossibile: vinta da una necessità piùforte del suo volere la colpevole donna, la-crimando e singhiozzando, confessò all’ illusoamante il turpissimo arcano. In quale abissonon si vide egli precipitato a quel colpo!...Fremeva, ruggiva, gemeva, bestemmiava, ri-solveva, disvoleva, esauriva sé stesso in divi-samenti vani, in disperazione vera.Sposarla piùnon poteva, abbandonarla neppure. L’avrebbecondotta seco fuori dell’Inghilterra: avrebbeSopportato con lei l’infelice vita in qualchealtra parte d’Europa, nell’America, in unangolo sconosciuto del mondo. E pensando aquella confessione spontanea, e alla fiduciaavuta nella generosità dell’amico, men seve-ramente la condannava. Ma quando nel se-guente giorno vide i pubblici fogli, e conobbele cause vere, cioè la necessità di quella con-fessione codarda, le sue compresse furie nonebbero più ritegno e le signorili ire feceroluogo alle ingiurie plebee. Poi dovè ritornarefra quelle aborrile braccia. Con lei uscì diLondra, dov’ erano la favola della gente, e giròper varie parli dell’Inghilterra fremendo diaverla seco, e non potendo mai separarsene.Finalmente a Rochester la vergogna e la ra-gione prevalsero: e la donna andò per Douvresin Francia, l’Alfieri dopo essere ritornato aLondra, passò in Olanda a cercare nelle pa-role dell’ Acunba consolazioni c conforto.

Fra queste procelle feconde il cuore e l’in-gegno dell’Alfieri si maturavano, come fracerti inevitabili sconvolgimenti, che sono giu-dizj di Dio, sorgono a luminosa grandezza gli

VITTORIO ALFIERI

stati. Ma s’io dovessi dichiarare gli effetti mo-rali ed intellettuali operati da questo amore,dovrei internare lo sguardo scrutatore nellepiù intime attinenze fra i sentimenti e le idee,e distendermi in lungo ragionamento. A ciòpenseranno i lettori. Io voleva storicamente farconosciuta la potenza estetica di Vittorio Alfie-ri: e ch’élla sia grandemente tragica, credoche dalla serietà e terribilità di quell’ amorequi raccontato facilmente si debba raccogliere.Posto adunque fra tali motivi che lo spinganoa mostrare quel ch’egli senta, questo bollentegiovane concepisce passioni alte ed irresistibilied è naturalmente tragico poeta; condizioneindispensabile a poterlo essere artificiosamente.Ma quanto sincera egli abbia la facoltà di ri-produrre le sensazioni avute, c quanto vival’intuizione fantastica, già da altri fatti dellasua storia lo deducemmo. A questa naturaicopia di vita poetica manca la conveniente pa-rola, della quale non fu anche sentito da luiil bisogno vero, nè il pregio. Quando egli co-mincerà a sentire questo pregio, concepiràtosto il desiderio di usarla: e avverare il desi-derio in un fatto, gli sarà dolce necessità ncl-l’ingegno.

Capitolo IX.

Un chiaro segno di vocazione poetica.

Format enim natura prìus nos inlus ad omneni

Fortunanim habitum. Orazio

Le illusioni si dileguano, e la realità nudae terribile dà le sue lezioni severe a chi va er-rando fuori del dritto cammino. Qual sarà ilfrutto di queste dure lezioni a Vittorio Alfieri?

Le poche settimane eh’ ei si trattenne al-l’Haia in compagnia dell’Acunha non basta-rono a restituirlo pienamente in calma. Cercòadunque distrazione nel moto, e per Bruxellesavviossi alla volta di Parigi (luglio 1771 ), conanimo di passare nella Spagna. Costretto dopotanta espansione di vita a raccogliersi tutto insè stesso, sfogava in pianto l’accumulata co-pia di melanconici pensieri, o lasciavasi andarealle aberrazioni loro ciecamente farneticando.A Parigi avrebbe potuto conoscere G, GiacomoRousseau, ma non volle; temendo di non po-tere, o di dovere tollerare in altri la superbaselvatichezza del suo stesso carattere. Fin quilo vedemmo sempre alieno dal far conoscenza