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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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E SULLE OPERE DI VITTORIO ALFIERI

giorni. Quasi ogni giorno, a pranzo con l’ami-co: tutte le sere con lui, lungi dagli sciocchidivertimenti del mondo. In quelle comunica-zioni schiette, libere, serene le ferite del cuoregli si rimarginavano, e la mente gli si ritem-prava di senno, e per desiderj più nobili. L’af-fabilità graziosa del dotto abate lo riconciliavaancora coi letterati, che tulli aveva a noiacome uomini vanamente alteri, o alla sua or-gogliosa ignoranza intollerabili. Parecchi osta-coli erano già rimossi, le facoltà preordinate,la stagione opportuna, sicché dopo tanta pre-parazione di cause la divina scintilla profon-damente chiusa in quell’ anima grande dovessefinalmente prorompere e dare un chiaro segnodi sé. Leggeva una sera 1’ abate l’ode alla For-tuna di Alessandro Guidi (1). A quella lettura,e specialmente alla strofe sopra Pompeo, sentìl’Alfieri il tocco di un fuoco etereo, ebbe unrapimento così sublime, s’infiammò di unamore per la poesia a lui così nuovo, e cosìantico per noi, che giudicò di esser nato aquell’arte: e così parve ancora all’abate. Eglidice che tosto ricadde da quell’ altezza nellaconsueta inerzia: e fu così, ma in parte sol-tanto, e non per anni ben molti , come anche as-serisce, non so se per isbaglio, o per tardo ram-marico del tempo perduto. E noi che possiamoesser giudici più imparziali della sua vita

perchè abbiamo cominciato a studiarla dov’eglifiniva di scriverla, noi veggiamo una lungaconclusione di cose, e uno splendido argomentodi altre future in ciò eh’ ci chiama un brevis-simo lampo. Fin qui lo avevamo scoperto poetanella costituzione dell’ anima, alle ispirazionidella circostante natura, nella fatalità dellesue passioni, nei delirj stessi della fantasia, esempre nella occulta parola del suo pensiero.Ora la forza che lo scuote, che lo infiamma,che tutto a sé lo rapisce, è la parola armoniosade’ poeti: e questa parola è italiana. Chi puòmisurare l’intervallo fra questi due termini,e valutare il corso dell’ anima che dall’ unoall’altro è trapassata, intenderà ottimamentequello che or dico, cioè intenderà come veritàfilosofica quello che nella storiagli è un fatto:o l’Alfieri non fu destinato a esser grande, o

tl) Quando V Alfieri dice nella sua Vita che ogniqualunque autore sopra Metastasio gli dava moltoimbroglio ad intenderlo; non gli si vuol credere altaàttera. Vita, 111. 12.

se questo è il suo vero destino, presto impu-gnerà la penna, e sarà poeta italiano.

Di Lisbona nulla gli piacque, fuorché ledonne. Siviglia, originalissima, spagnolissima,gli andò mollo a genio. Chiuse il carnevale aCadice riportandone ferite poco gloriose. Nelregno di Valenza le limpide acque, il bellis-simo azzurro del cielo, un non so che dielastico e di amoroso in quell’ atmosfera, e ledonne dagli occhi protervi lo incantarono tantonell’ immagine di un favoloso mondo, che nes-suna altra terra gli lasciò maggior desiderio disé, nè così spesso gli rideva nella memorefantasia. Correndo sempre con ostinata perse-veranza presto fu a Perpignano, c da Perpi-gnano ad Antibo. In Genova, tre giorni perriposarsi: due in Asti, per rivedere la madre:il cinque maggio 1772 si fermava in Torino.

Capitolo X.

Lo scopo della vita è scoperto.

Tartine molis crai tragicam cognoscere mentimi.

Quest’ uomo, tornato in patria da’ suoilunghi viaggi, è un giovine di ventitré anni :ha fatto gli studj e letto i libri che sappiamo:ha veduto quasi tutta l’Europa : ha operato ,goduto, sofferto , pensato quanto dovesse ba-stare alle necessità di un ardentissimo cuoree di un allo intelletto nelle condizioni in chesi è trovato, e con quelle cognizioni che pos-sedeva. Non mi par piccola cosa. — Scrivendola sua vita alla posterità non ha cessato maianche di esagerare la sua ignoranza giovanile:ma egli o attribuiva troppa virtù alla scola-stica disciplina , o non volea conoscer benesé stesso , o quanto toglieva a quella primaparte della sua vita , tanto voleva aggiungerealla seconda. Che se, compresa finalmente lasua vocazione , dovrà sotto il suo proprio ma-gistero acquistare gli abiti lellerarj dello scri-ver bene la prosa e i versi italiani, tanto piùla sua arte sarà vita, e non meccanismo,espressione vera della sua interiore persona,non imitazione, non copia servile di classici.Se dovrà acquistarli un po’lardi, anche questodanno sarà compensato da altri vantaggi. Perchéda questi quasi fanciulleschi studj verrà tal-volta un fiore di grazia pudica, uno spiritodi semplicità sincera alle forme della elo-