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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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XI.

SAGGIO SULLA VITA

Apollo, e così mascherato intervenendo alteatro canta sulla chitarra alcuni versi da luicomposti sulle misere condizioni ed insaniedegli amanti, per così obbligare pubblicamentela sua parola di non riporre sotto lo scossogiogo il magnanimo collo. — Italia, poesia edAlfieri oggimai saranno uniti per sempre.

Apertasi questa via di pensamenti poetici,e dalla casa dell’abbandonata amica avendoportato con sè quelle carte della cominciatatragedia, che era, come tutti sanno, una Cleo-patra, vi drizza un giorno lo sguardo, o lovi gilta per caso, sente la somiglianza fra lostato suo e quello di Marc’Antonio, e si deli-bera di seguitare il componimento. Gramma-tiche, vocabolarj, poeti italiani sono sopra ilsuo banco: consulta gli amici, ascolta, dispre-gia le ragioni loro con ignoranza superba:trasmuta quasi in una accademia la casa:finisce il lavoro. Datolo ad esaminare al Pa-ciaudi e al conte Agostino Tana, presto sicapacita che bisogna rifarlo. E con sublimepazienza, o per dir meglio, con la costanzasua propria fa la terza Cleopatra, e dopo latragedia scrive una piccola commedia in unatto, intitolala: I poeti. — L’una e l’altra an-darono sulle torinesi scene, e per due sereconsecutive furono rappresentale con applauso.11 pubblico favore le voleva ripetute una terzavolta: l’autore, cui già bolliva nel petto lavoluttuosa febbre del vero amore di gloria, fuquegli che lo impedì. Esempio bellissimo dialtezza di animo e di superiorità di giudizio(1).Imperocché gli altri non vedevano se non sequello che avesse fatto, e sino ad un certo

(1) Ciò fu anche notato dall’egregio cav. Bozzelli.

punto; ed egli già vedeva quello che gli reste-rebbe a fare, e sapeva che lo avrebbe fatto.

Se leggete queste primizie dell’ ingegnopoetico dell’Alfieri, voi trovate in esse perverità molta ignoranza delle italiane lettere,ma non tutta quella di che tanto egli parlanella sua Vita. Onde quel che di sopra consi-derammo è qui storicamente giustificato daifatti. Nelle Colascionate poi, che andò cantandoal teatro, voi trovale la forma, il numero,la sem-plicità ingenua.e quasi direi la povertà toccantedi quelle rime che l’amore e la dolcezza di que-sto italiano cielo inspirano quasi giornalmenteai nostri popoli, o le fanno loro cantare. È unapoesia primitiva, annunziatriee di un vicinotempo di gloria. Nel sonetto, che fu il carmetrionfale della di lui redenzione, e che peròdebbe aversi da noi siccome il vaticinio di tuttala sua vita letteraria, cominciate a sentire laforza di Alfieri. E se paragonate la sua Cleo-patra con quelle di altri scrittori, facilmenteconcluderete con lui medesimo, che « le tra-gedie di costoro erano state il parto maturodi una incapacità erudita, e la sua era unparto affrettato di una ignoranza capace.» Fi-nalmente nella Farsa, che seguitò alla trage-dia, voi avete la prima testimonianza letterariadi quella individualità di ragione che nel conteAlfieri fu sempre desta e presente a giudicaretutte le sue operazioni istintive; voi scopriteil futuro critico delle sue tragedie, il futurostorico della sua vita, il perpetuo e segretoprotagonista di quasi tutte le opere che usci-ranno dalla sua penna.

Adunque, il problema della natura è riso-luto. Resta ora quello dell’ arte, e sarà l’ar-gomento della parte seconda ed ultima di questonostro lavoro.