E SULLE OPERE DI
l’Alfieri ordinò la sua comica compagnia, eP ammaestrò a modo suo. Rappresentaronoil Saul, il Bruto primo, e il Filippo: c daogni nuova rappresentazione ad altre mi-gliori prove uscivano condizionali. « Tullidicevano, scrive I’ Alfieri, e pareva anchea me, di andar facendo dei progressi uonpiccoli: e se avessi avuto più gioventù, enessun altro pensiero, mi parea di sentire inme crescere ogni volta eh’ io recitava la ca-pacità e 1’ ardire e la riflessione e la grada-zione dei tuoni e la importantissima varietàcontinua dei presto e adagio, piano e forte,pacato e risentito, che alternati sempre a se-conda delle cose vengono a colorir la parola,e scolpire direi il personaggio, ed incidere inbronzo le cose ch’ei dice (1). » Fu questa unaprima scuola dalla quale derivarono buoni ef-fetti. Come l’AlGeri riuscisse in quell’arte, nonso; nè gli altrui giudizj mi bastano: le sue pa-role qui allegate dicono molto a chi ha mente.Recitò l’ultima volta in Pisa (1795) rappresen-tando la parte di Saul nella tragedia di questonome, e là rimase, quanto al teatro, mortoda re.
Posto fine a questi utili esercizj, si diedelutto agli studj della letteratura classica. Ch’einon avesse ancor letto nè Omero, nè i tragicigreci nelle traduzioni, nè la Ribbia, non s’in-tende bene come potesse scriverlo, nè certo po-teva dirlo assolutamente (2). Che di que’ tragicinon avesse letto ogni cosa, che di quelle lette-rature antiche non avesse una cognizione esatta,questo è credibilissimo (3). Punto da vergognagenerosa, e acceso del nobilissimo amore dellasapienza, studiò Omero, Esiodo, i tre tragici,Aristofane, Anacreonte, in parte anche Pindaroad oncia, ad oncia ponderandone il riposto va-lore. Ma le traduzioni non gli bastavano: guar-davaconcupido occhiolecolonue del testo grecoaccanto alle latine: e non polendo più ritenersisu quei confini, volle passarli. Eccolo adunque(1796) a ricercare un alfabeto greco, che finodal 1778 si era fatto scrivere sopra una carta
(0 Vita, IV. 23.
(2) Vita, IV. 24. — Schiarimento sull’Alcesle se-conda.
(3) A Roma, prima di scrivere il Saul, leggeva,come a suo luogo dicemmo, la Bibbia. Nella sua let-tera al Calsabigi mostra di aver letto V Edipo tirannodi Sofocle ec. ec.
VITTORIO ALFIERI lxxxiii
dall’abate di Caluso in Firenze: eccolo a com-prar grammatiche, a studiarle, greco-latine egreche, a leggere ad alta voce tutto Erodoto, eduevolleTucidide,e Senofonte,e gli Oratori mi-nori,eProclo soprailTimeodi Platone, tanto pervincere quelle prime difficoltà del suono e dellascrittura. E già comincia a intendere i libri,impara a conoscere i metri, si reca a tradurreY Alceste d’Euripide, il Filotlete di Sofocle, iPersiani di Eschilo, le Rane di Aristofane.—Con queste cose greche congiungeva lo studiodelle latine (1): terminò di scriver le Satire( 1796 1797 ) che furono diciassette: dovè ce-dere ad una inspirazione apollinea, alla qualecredeva di aver l’anima inaccessibile, e dellaquale senza grata riverenza non potrebbe farmenzione la storia.
Studiando Euripide una impressione vivis-sima egli avea provato alla lettura dell’AZce-ste, sicché nel gennaio del 1796 fu gagliarda-mente tentato a trattare quell’ argomento :rileggendola nel settembre, ebbe la medesimacommozione, i medesimi impulsi simpatici, cdovè prender la penna e segnar l’orditod’ una tragedia : volgarizzandola nel 1797dalla traduzione latina, con affetto semprepiù forte senliasi portato a scrivere un’ Alce-ste italiana. Finalmente nel maggio 1798 confurore maniaco e lagrime molte la stese. Que-sto fatto che in sè stesso è profondamente pie-toso (ma i lettori superficiali non lo sentono)sarebbe rivelatore di arcane verità psicologi-che, chi potesse compiutamente spiegarlo.Comporre opere tragiche era stato il pensieromassimo, il principalissimo lavoro deU’Alfie-ri, al quale perciò facoltà poetica, speranzegiovenili, acquisto di gloria, quasi tutto ilprocesso intimo della sua vita necessariamenteo facilmente si raccoglieva nell’ idea tragica.Ed ora vinto dagli anni avea deposto il cotur-no, e al coturno con memore desiderio sirivolgeva come il vecchio guerriero all’appesaspada: e pensando l’inevitabilità della morte,all’amica del suo cuore non volea sopravvi-vere (2): e dal mito di Alceste e di Admeto
( 1 ) Nell’ultimo viaggio d’Inghilterra e d’Olandaavea Ietto tutte le opere di Cicerone.
(%) Poesie amorose, Sonetto:
Donna, s’ io sol di me cura prendessi ec.
Poesie varie, Sonetto:
Povero e quasi anco indigente or vuoi ec.