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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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SAGGIO SULLA VITA

nè io mi rammarico che le altre cinque chel’Alfieri aveva ideate, non potesse scrivere (1).Ma prima di condannare i sommi ingegni eranostro dovere averli pienamente compresi.a Siccome io stava scrivendo in lingua italiana( dice l’Alfieri) e per gl’italiani, non potevain tutto interamente prescindere dagli usi edabusi, e pensare e non pensare dcllTtalia. Que-sta regione d’Europa giace presentemente inuna quasi totale politica nullità, la quale mol-tissimo influisce su la sua o nullità, o trista ofalsa esistenza morale, letteraria,e massima-mente teatrale. Ciò essendo, o nessune o po-chissime tragedie di un tal nome vi si scrive,e nessunissima poi se ne recita mai mediocre-mente, perchè non vi sono attori, perchè nonvi sono nè intendenti, nè pagatori. Avvezzidunque gl’ Italiani a marcir ne’ teatri senzapure aver teatro, coll’opera in musica hannoritrovato uno stucchevole trastullo all’orecchio,che a poco a poco li ha poi fatti incapaci diesercitare in questi loro sedicenti teatri nes-suna di quelle facoltà intellettuali necessarieper sentire, gustare, giudicare od intenderealmeno una vera tragedia. Così tutta orecchie niente mentale trovandosi essere la plateaitaliana, da questi orecchiuti giudici scaturi-scono dei vieppiù orecchiuti scrittori ed attori:onde per questa parte altresì, come per nonpoche altre, noi siamo giustamente il ludibriodel rimanente dell’ Europa.

» Questa sola ragione già fin dai primimiei anni letlerarj mi muovea ad indagare, senon sarebbe stato possibile di presentare a sif-fatta gente un misto spettacolo, in cui permezzo degli orecchi, usando una util fraudeai loro intelletti, si venisse ad infondere in essiil gusto della tragedia....

» Se questo genere potesse operare il mira-colo d’insidiare negl’italiani l’amore della

(tj « Io volendole dare un titolo, che dignitosa-mente spiegasse la cosa, ho intarsiata la parola melonella parola tragedia in maniera , eli’ ella non neguastasse la terminazione, non badando alla radice

del nome. Che se badato ci avessi, non avrei certa-

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mente spaccato in due il Tpayos, temendo che 1 pe-danti non me ne lasciassero poi giustamente le corna:ma ho voluto, che la stravagante paiola a bella primainterpretasse la stravagante intenzione dell’ autore divolere innestare nella tragedia la cantala epica senzapur togliere , massimamente al quint’ atto , la tola-tità del tragico effetto. » Prefazione all’Abele.

tragedia, io mi verrei forse allora a pregiared’averlo promosso; e desidererei, anche nonlo stimando per buono, ch’egli fino ad uncerto segno si propagasse, essendo ben certoin me stesso, che in breve poi la sana e schiettatragedia ne farebbe piena giustizia col sotten-trare essa in suo luogo e sbandire la trame-logedia frai parti mostruosi ed anfibj. Ma que-sto mostro sarebbe almeno stalo Utile in parte,se alla tragedia avesse disgombrata la stradafinora pur tanto impedita.

a Finisco augurando all’Italia, ch’ella abbiauna volta (se non per mio mezzo, per quellodi qualunque altro autore) un vero teatro,in cui si assegni a ciascun’ arte il suo debitoluogo, e che l’opera, confinata dentro ai na-turali suoi limiti di argomenti favolosi, scher-zosi e amorosi, non si usurpi più lungamenteil primato su la divina tragedia. Troppo è di-verso il frutto di questi due spettacoli, perchèmai una sana nazione li lasci tra essi gareg-giare del pari: l’opera gli animi snerva e de-grada; la tragedia gli innalza, ingrandisce ecorrobora. Possa dunque la tramelogedia pre-parare in parte questo necessario cangiamento,per cui gl’ Italiani dalla loro effeminatissimaopera alla virile tragedia salendo, dalla nul-lità loro politica alla dignità di vera nazionea un tempo stesso s’innalzino. »

Se mostruosa, o fino a qual punto, riuscissequesta poetica creatura, lascerò che altri ildetermini: dirò meritevoli di grata riverenzale ragioni che mossero il poeta a generarla.Quella che principalmente spiace è la partelirica. Non che non vi siano qua e là ottimiintendimenti musicali; ma in generale il verolinguaggio melodrammatico, il sano intellettodelle musicali armonie, almeno in modo dasodisfare al gusto nazionale, non vi si trova.Nell’ alto quinto la morte d’ Abele è di unabellezza tragica da non doversi obliare.

Queste sono le opere minori del nostroAlfieri. Ma che diremo noi delle tragedie? Po-che cose, perchè troppe bisognerebbero: e noiqui volemmo soltanlo porre le fondamenta ainuovi e migliori studj che di questo autore sifaranno. Primo e sommo merito di lui siapertanto P averci fatto veramente conoscereP insufficienza di due secoli e mezzo di lavoritragici, l’averci dato la tragedia vera che nonavevamo, l'averci lasciato in questa sua slu-