Buch 
Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
Entstehung
Seite
31
JPEG-Download
 

ATTO SECONDO

31

L’un dunque il brando, il non suo scettro l’altroDeponga qui: mallevador fra voi,

Se giuro io ciò che già voi pria giuraste,

Chi smentirmi ardirà?

ETEOCLE

Non io, per certo.—Madre, tu il vuoi? perdonerogli io dunqueL’oltraggio, a Tebe, ed a me, fatto. Ei primoCeda; ei fu primo ad assalirci. AppenaI nostri campi avrà dall’ oste sgombri,

Ed ei fia il re. Dargli ben voglio il trono,

Non, eh’ ei mel tolga. E mel potrebbe ei torre,Finché di sangue in me riman pur stilla?—Scegli ornai tu: me presto vedi a lutto:

Ma, se tra noi rotta è la pace, il sappi,

Che ria cagion sol ne sei tu: ricadaL’orrore in te d’iniqua guerra, e il danno.

SCEMA IV.

GIOCASTA, POLINICE

POLINICE

E il tuo voto si adempia: ira del cieloPiombi sul capo mio, se in me sinceroNon è il desio di pace!....

GIOCASTA

Amato figlio,

Creder tei deggio?

POLINICE

Madre, altro non bramo,

Che risparmiare il teban sangue; ed altroNon brama Adrasto. È ver, che ad Argo il piede,Bench’io il volessi, ei volger niegherebbe,

Se pria tener non mi vedesse in TebeL’avito scettro.

GIOCASTA

Oimè! primier tu dunqueCeder non vuoi?

POLINICENoi posso.

GIOCASTA

A te chi ’l vieta?

POLINICE

Prudenza.

GIOCASTA

In me non fidi?...

POLINICE

Già m’ingannò.

In lui non fido:

GIOCASTA

Se disgombrar tu nieghiTebe dall’ armi, io crederò che famaDi te non mente; e che, a rovina nostra,Con Adrasto novelli empi legamiDi sangue hai stretti ; e che funesta doteTu richiedesti al suocero la guerra.

POLINICE

Duro mio stato! 11 cor squarcianmi a gara

Quindi la sposa, e il fanciul mio, piangenti,Che amaramente dolgonsi del loroTolto retaggio; quinci alta pietade,

Madre, di te mi stringe, e dell’afflittaEgra patria tremante.... Eppur, deh ! pensa;Ben tei vedi ; che prò, s’io rimandassi ,

I guerrier miei? già non saria men vero,

Che se il fratello cede, al timor cede,

Non al mio drillo. Or, qual v’ avria guadagnoPel suo superbo onore? Ei lunge ( il credi)

La forza vuol, perchè sol forza il doma.

GIOCASTA

E tu adoprarla vuoi, perchè ti assolveLa forza poi da ogni altro patto.

POLINICE

0 madre,

Si mal conosci i figli tuoi? — Ben sai;

Nasceamo appena, e mi abborria ’l fratello:Nell’ odio ei crebbe; e in lui dentro ogni venaL’odio col sangue scorre. È ver, non T amo;Chè amar chi t’odia, eli’ è impossibil cosa;

Ma nuocergli non vo’; pur eh’ io non paiaSoffrir suoi scherni, e Grecia non mi veggaVii sostener tacendo oltraggi tanti.

GIOCASTA

Odi virtù ! Pregiar Grecia ti debbe,

Perchè al fratei di te peggior non cedi?—Sublime fin d’ ogni tuo voto è dunqueDi Tebe il trono? Oh! non sai tu, che in TebeSommo infortunio è il trono? Il pensier volgiAgli avi tuoi:.qual ebbe in Tebe scettro,

E non delitti? Illustre certo è il seggio,

Dove Edippo sedea. Temi tu forse,

Non sappia il mondo eh’ ebbe figli Edippo? —Virlude hai tu? lascia a’ spergiuri il trono.

Vuoi tu vendetta del fratei? ch’ei vengaIn odio a Tebe, a Grecia, al mondo, ai Numi?Lascia eh’ ei regni.—Anch’ io, sul soglio nata,Miseri giorni infra sue pompe vane,

Giorni di pianto, ogni più oscuro statoInvidiando, io trassi. —Oh fero trono!

Ch’altro sei tu, che un’ ingiustizia antica,Ognor sofferta, e più abborrita ognora!

Mai non t’avess’io avuto, onor funesto!

Ch’io non sarei madre or d’Edippo, e moglie;Ch’io non sarei di voi, perfidi, madre.

POLINICE

Mortalmente mi offendi. E che? del regnoMinor mi tieni? Ah ! non è, no, il mio fine

II crear legge ogni mia voglia, il farmiCon finto insano orgoglio ai Numi pari ;

Non è il mio fin, benché regnar si appelli.

Se in me virtù nei lieti di non vanaParola eli’era; or, negli avversi, sappiCh’ io più cara la tengo. Adrasto in ArgoScettro m’offre: se regno io sol volessi,

Già regnerei.

GIOCASTA

Più che ottenere il regno,

Dunque abbi caro il meritarlo, o figlio.