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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO TERZO

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li nostro re. — Primo a prestarteli vengoL’omaggio...

pouNice

A me ne fia lo augurio lieto:Chi, più di te, vedermi brama in trono ?

GIOCASTA

Vero parli?

CREONTE

Sgombrate ogni sospetto;

Cacciato io pure ogni sospetto ho in bando :Eteócle cangiossi, e ornai...

POLINICE

Cangiossi

Eteócle? — Creonte, a me tu il dici?

CREONTE

Svanì per or lo trama (1). —È ver, che vaniA piegarlo pur troppo eran miei sforzi,

S’altra non si aggiungea ragion più forte.Mormora in Tebe ogni guerriero , e vieneRitroso all’ armi a prò di un re spergiuro.

Il mal talento universal lo stringe;

Noi dice ei già;ma, chi noi vede? è vintoDalla necessità; pur d’alti sensiVelarla vuole.

GIOCASTA

Assai li udia diversoGià favellar di lui.

CREONTE

Temprare il vero

Spesso in molli lusinghe al re m’ udisti;Noi niego io, no : ma il favellargli apertoConcede ei mai? Dura, e non nobil arte,Pur l’adulare oprai; s’io noi facea,

Con più danno dì tutti, altri il facea.

(1) Sommessamente a Polinice.

Or vedi, a trarlo al dover suo, non poco

Giovò l’avermi cattivato io pria

Cosi il suo core. — Infra brev’ ora ei vuole

Voi ragunar qui tutti, e il popol anco

Vuol testimonio, e i sacerdoti, e Pare

De’sommi Dei: qui, tra gran pompa, in trono

Riporti ei stesso...

GIOCASTA

Oh ciel 1 eh’ io debba tantoSperare? Ah! no: mi lusingò fallaceMille volte la speme, e mille volteDelusa m’ebbe.

CREONTE

Ornai, che temi ? è P opraCompiuta già; manca il sol rito: io pureTemer potrei, se in sua virtù dovessiSol mi affidar; ma in suo timor, mi affido.De’Tebani ei non ha, nè il cor, nè il braccio:Ciò che a lui toglie il susurrar di Tebe,

Vuol parer darli ; e in ciò il compiaci.

POLINICE

— Io ’l voglio.

ANTIGONE

Ahi no; diffida. In cor sento un orrendoPresagio...

POLINICE

In breve, lornerem qui lutti.

GIOCASTA

Ed io pur Iremo...

ANTIGONE

Ahi lassa me !

POLINICE

Non io,

Non tremo io, no; ch’io mai noi seppi. È giusto,Sacro è il mio dritto : avrò per me gli Dei. —Questo mio brando, in lor difetto, avrommi.

ATTO QUARTO

SCEMA. I.

ETEÓCLE, GIOCASTA,POLINICE, ANTIGONESacerdoti , Popolo , Soldati

GIOCASTA

Numi, se è ver, che della pace il faustoGiorno sìa questo, a me P ultimo ei splenda !Troppo ardir fora altri implorarne io poscia;

È il mio sperar soverchio anco di questo...

Ma, Creonte?...

ETEÓCLE

Ei verrà.— Mi offendi, o madre,Se ornai tu temi : io voglio, anch’ io, la pace,Nou men di te; poich’io la compro, e in prezzoNe do il mio regno. Io ’I cedo, il regno io cedo;Che a me finor tolto non era. EppureMendace andranne ingiuriosa fama,

Ch’io difender noi seppi. Il ver si sappia:Serbar noi volli; e non più a lungo incertaTenerti, o madre, infra temenza e speme.

AI mio oprar sola norma è la salvezza,