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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO QUIITO

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SCENA I.

GIOCASTA

Antigone non torna.—Oh dura forza,

Che qui raltiemmi ! Io palpitante , e sola,

Udir da lunge lo stridor feroce

Deggio dell’empia pugna? e attender deggio

La compiuta esecrabile vendetta?...

Ahi vile! io vivo ancora? e ancora spero? —Che sperar? nulla spero: ah! l’abborriloMio viver, forza è del destin, che vuoimiDel fratricidio a parte pria, poi morta.

Misfatto in Tebe a farsi altro non resta ;

E noi vfedria Giocasta? — 0 voi, di TebeSovrani arbitri; o voi, d’Averno Numi,

Che più tardate a spalancar gl’ immensiAbissi vostri, ed ingoiarne? Io forse,

Non son io quella, che al figliuol mio diediFigli, e fratelli?... Ed essi, quegli infami,

Ch’or bevon l’un dell’altro in campo il sangue,Frutto non son d’orrido incesto? Ah! tulliSiam cosa vostra ; tutti. — Oh non più intesoFero martire ! io tutti in me gli affettiSento di madre, e d’esser madre abborro.—Ma, che sarà?... Subitamente in campoIl fragor cupo dell’armi cessò...

Al suon tremendo un silenzio tremendoSuccede.,. Oh reo silenzio ! a me presagoDi sventura più rea! Chi sa?... sospesaLa pugna han forse... OimèL. forse a quest’oraCompiuta l’hanno. — Ornai (lassa) che debboCreder, sperar, temer? per chi far voti?

Qual vincitor bramar? — Nessuno: entrambiMiei figli sono. O tu, qual sii, che palmaN’hai colto, innanzi (ah!) non venirmi; trema,Fuggi, iniquo; si aspetta al vinto interaLa mia pietade : ombre compagne, a DiteNoi scenderemo, ad implorar vendetta:

Nè soffrirò la vista io mai di un figlio,

Che, sul fratello ancora semivivo,

D’empia vittoria il reo stendardo innalza,

SCENA II.

ANTIGONE, GIOCASTA

GIOCASTA

Antigone,..— Deh! taci... In volto impressoTi sta il pallor di morte... Ahi !... tutto intesi :Quell’orribil silenzio...

Alfieri

ANTIGONE

A orribil pugna

Diè loco.

GIOCASTA

... E,,., spenti... i figli?

ANTIGONE

Un sol...

GIOCASTA

Qual vive?

Ahi traditor ! ti voglio io stessa...

ANTIGONE

Il fero

Lor duello vid’io dall’alle torri:

A terra immerso nel sangue cadeva...

GIOCASTA

Quale!... Oimè!... Parla.

ANTIGONE

Eteòcle cadeva.

GIOCASTA

Così sfuggir volea l’atroce pugna,

Così morir, quel Polinice? Ahi vile!

Tu saziar l’abbominevol rabbiaPur disegnavi, ed ingannar la madre:

Ma, trema: io vivo ancor: quell’empio cuoreCh’io a te donai, strappar tei posso io stessa...

ANTIGONE

Tutto ancora non sai: solo incolparnePolinice non dei...

GIOCASTA

Ne incolpo il vivo ;

Uh’è reo sol ei...

ANTIGONE

Chi sa, s’ei vive! — O madre,Se d’ascoltarmi hai forza, udrai che reoMen che infelice egli era. — Al campo appenaEi giunge, intorno a lui stringesi un feroDrappel di argivi eroi, che a gara il gridoAnnunziator della vittoria all’aureMandan tremendo. Al pian per altra parteSceso Eteòcle pria, battaglia quiviIn dubbio marie ardea; che Adrasto a fronteGli stava, e, pieno il cor d’alta vendetta,Tidèo. Ma già ver l’aspra mischia ha voltoRatto il piè Polinice : a lui davanteVola il lerror; Morte i suoi passi segue.

A destra, a manca, a fronte, in guise mille,Orride tutte, ei mille morti arreca;

Nè data gli è, quella ch’ei cerca, InnanziAl suo brando già Tebe ondeggia, e cede,

E fugge ; e spera obbrobriosa vitaMcrcar fuggendo, Ecco Eteòcle ; ei balza

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