ANTIGONE
P3F.SC5.TA33:
CREONTE
ANTIGONE
EMONE
ARGIA
Guardie
Seguaci d’ Emoke
Scena — La Reggia in Tebe.
ATTO PRIMO
SCENA I.
ARGIA
Eccoti in Tebe, Argia... Lena ripigliaDel rapido viaggio... Oh ! come a voloD’Argo venn’iol — Per troppa etade tardo,Mal mi seguiva il mio ledei Menete:
Ma in Tebe io sto. L’ombre di notte amicoVelo prestaro all’ardimento mio;
Non vista entrai. — Questa è l’orribil reggia,Cuna del troppo amato sposo, e tomba.
Oh Polinice!... il traditor fratelloQui nel tuo sangue l’odio iniquo ei spense.Invendicata ancor tua squallid’ ombraSi aggira intorno a queste mura, e niegaAver la tomba al fratei crudo appresso,Nell’empia Tebe; e par, eh’Argo mi additi...Sicuro asilo Argo ti fu: deh! il piedeRimosso mai tu non ne avessi!... Io vengoPer lo tuo cener sacro. A ciò prestarmiSola può di sua mano opra pietosaQuell’Antigone, a le già cara tantoFida sorella. Oh com’ io l’amo ! oh quale ,
Nel vederla, e conoscerla, e abbracciarla,Dolcezza al cor me ne verrà ! Qui secoA pianger vengo in su la gelid’ urna,
Che a me si aspetta: e l’otterró: sorellaNon può a sposa negarla. — Unico nostroFiglio, ecco il don, ch’io li riporto in Argo;Ecco il retaggio tuo ; l’urna del padre! —Alfieri
Ma dove, incauta, il mio dolor mi mena?Argiva son, sto in Tebe, e noi rimembro?—L’ora aspettar, che Antigon esca... E comeRavviserolla?... E s’io son vista?... Oh cielo!...Or comincio a tremar;... qui sola... Oh !... parrai,Che alcun si appressi. Oimè !...che dir? qual arte?...Mi asconderò.
SCENA II.
ANTIGONE
—Quota é la reggia ; oscuraLa notte: or via; si vada... E che? vacillaIl core ? il piè mal ferme l’orme imprime ?Tremo? perchè? donde il terrore? imprendoForse un delitto?... o morir forse io temo?—Ah ! temo io sol di non compier la impresa.0 Polinice, o fratei mio , finoraPianto invano...—Passò slagion del pianto;Tempo è d’ oprar: me del mio sesso io sentoFalla maggiore: ad onta oggi del crudoCreonte , avrai da me il vietalo rogo ;
L’ esequie estreme, o la mia vita, avrai.—Nolte, o tu , che regnar dovresti eternaIn questa terra d’ ogni luce indegna,
Del tuo piu denso orrido vel ti ammanta,
Per favorir T allo disegno mio.
De’ satelliti regj al vigil guardoSottrammi : io spero in te. —Numi, se voiEspressamente non giuraste, in Tebe
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