AGIDE
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PERSONAGGI
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AGIDE
LEONIDA
AGESISTRATA
AGIZIADE
ANFARE
Efori
Senatori
Popolo
Soldati di Leonida
Scena — II foro , poi la prigione di Sparta.
ATTO PRIMO
SCESIxA 1.
LEONIDA, ANFARE
ANFARE
Ecco, or di nuovo sul regai tuo seggioStai, Leonida, assiso. Intera Sparta,
O d’essa almen la miglior parte, i veriMaturi savi, e gli amator dell’ almoPubblico bene, a te rivolti han gli occhi,
Per ottener dei lunghi affanni pace.
LEONIDA
Di Sparla il re non io perciò mi estimo,Finché rimane Agide in vita. Ei viveNon pur, ma ei regna in cor de’ molti. AsiloGli è questo tempio, il cui vicino foroEmpie ogni di tumultuante arditaPlebe, che re lo vuol pur anco, e in tronoUn’ altra volta a me compagno il grida.
ANFARE
E temi tu d’ esserne or vinto? Io’l giuro,
E gli altri efori tutti il giuran meco;
Agide mai non fia più re. Ma, vuoisiOprar destrezza or, più che forza...
LEONIDA
Egli era
Oa tanto già, che co’ raggiri suoi,
Con le sue nuove mal sognate leggi,
Tutto sossopra a forza aperta porre,
E me cacciarne ardia del soglio in bando:
Ed io, da’miei fidi Spartani al soglioRichiamato, or dovrò con vie coperteLa vendetta pigliarne?
ANFARE
Un velo è forza
Porvi : ei genero t’ è. Quel dì, che in crudoEsiglio, solo, abbandonato, e privoDel regio serto, fuor di Sparta andavi,
Umano ei t’era. Ai percussor ferociChe Agesilao crudel su 1’ orme tueA svenarli inviava, Agide a vivaForza si oppose; e di Tegea f il rimembri)Salvo al confin ti trasse : in ciò soltantoNon figlio ei d’ Agesistrata, ed avversoApertamente al rio di lei fratello.
Sol del pubblico bene or puoi far dunqueA tua vendetta velo.
LEONIDA
Infame dono
Ei mi fea della vita, il di che espulsoM’ebbe dal seggio ; e a vie più grande oltraggioRecar mel debbo. Ei mi credea nemicoDa non più mai temersi? oggi nel voglioDisingannare appieno. In me raddoppiaL’ esser egli mio genero il dispetto.
Genero a me? deh! quale error fu il mio,
D’avere a lui donna dissimil tanto
Data in consorte? Ammenda ornai nuli’altra,