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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ATTO

La sublime uguaglianza. Il popol quindi,Sconvolto e oppresso più, dubbio, tremanteFra il servir non estinto e la sturbataSua liberlade rinascente appena,

Te richiamava al seggio: e te stromentoDegno ei sceglieva al rincalzare i molliNon cangiabili in lui guasti costumi.

11 popol stesso, avvinto in man ti davaQuel Cleombroto re pur dianzi eletto:

E il popol stesso alla custodia or solaDi un asilo abbandona il già sì amatoAgide, il riverito idolo suo.

ANFARE

Più custodito è dalle leggi assai,

Che da questo suo asilo. Ei delle leggiSovvertitore, annullator, pur debbeAd esse e a noi la sua salvezza. E a noiEfori veri, a Sparta tutta innanzi,

Ei darà di se conto: ove non reo

Vaglia a chiarirsi, ei non del re, nè d’altri

Temer de’ mai.

LEONIDA

S’egli in suo cor se stessoReo non stimasse, a che l’asilo? al giustoGiudizio aperto popolar me priaPerchè non trarre?

AGESISTRATA

Perchè d’ armi e d’ oroTu ti fai scudo, ei di virtude ignuda:

Perchè tu pieno di vendetta riedi,

Ed ei neppure la conosce: in somma,

Perchè i tuoi, non di Sparta, efori nuoviSuonan ben altro, che terror di leggi.

Nulla paventa Agide mio; ma torsi

Vuol dalla infamia; e darla, ancor che breve,

Altrui può sempre chi il poter si usurpa.

LEONIDA

Che farà dunque Agide tuo? più a lungoRacchiuso starsi ornai non può, s’ei temeLa infamia vera.

ANFARE

E molto men può SpartaNelle presenti sue strane vicendeDi un de’ suoi re star priva. Agide il nomeTultor ne serba; e il necessario incarcoPur non ne adempie : mal sicura intantoE dentro e fuori è la città; sossopraGli ordini tutti, e manca...

AGESISTRATA

Agide manca;

E con lui tutto. Al par di noi ciò sanno

I nemici di Sparla, in cui novelloFea rinascer terror dell’ armi nostreAgide solo. Si, gli Etoli feri,

Cui disfar non sapea canuto duce,

II grande Arato co’ suoi prodi Achei,

Tremar d’Agide imberbe; antico tantoSpartano egli era.—A non imprender cosa°r contro a lui, Leonida, ti esorto:

Ohe se pur anco, ingiusto spesso, il fato

PRIMO 319

Palma or ten desse, onta non lieve un giornoNe trarresti dal tempo, e danno espressoDella patria. Non so, se patria un nomeSacro a te sia: ma primo, e forte tantoNome è fra noi, che se in mio cor sorgesseUn Ieggier dubbio mai, eh’anco i pensieri,

Non che d’Agide 1’ opre, al ben di SpartaNon fosser volli tutti, io madre, io prima,

Il rigor pieno delle sante leggiImplorerei conira il mio figlio.— Or dunqueOpra a tuo senno tu: tremar non ponnoAgide mai, nè chi a lui diè la vita,

Che per la patria lor: tu, benché in armi,

Ed in prospera sorte, entro al tuo coreConscio di te, sol per (e stesso tremi.

LEONIDA

Donna, sei madre ; e d’ uom eh’ ebbe già scettro,11 sei; quindi io li escuso. In voi temenzaNon è; di tu? meglio per voi: ma Sparla,

Gli efori, ed io, vi diam sol uno interoGiorno, a mostrar questa innocenza vostra,Sempre esaltata e non provala mai.

Esca al fin egli, e sè difenda; e accusiMe stesso ei pur, se il vuol: tranne l’asilo,Tutto or gli sta. Ma, se a celarsi ei segue,Digli, che al nuovo di nè Sparla il tienePiù per suo re, nè per collega io ’1 tengo.

SCENA 111.

AGESISTRATA, ANFARE

ANFARE

Dal fresco esiglio inacerbito ei parla;

Ma, non ha Sparta l’ira sua.—Dovresti,

Tu cui son cari Agide e Sparla, il figlioPiegare ai tempi alquanto, e indurlo...

AGESISTRATA

A farsi

Vile, non io, nè voi, nè Sparla indurloMai non potremmo. Che del re lo sdegnoNon sia sdegno di Sparta, assai mel diceL’immenso stuolo di Spartani in follaPresso all’asilo d’Agide ogni giornoAdunati, che il chiamano con fereLibere grida ad alta voce padre,

Ciltadin re, liberator secondo,

Nuovo Licurgo. Assai pur alta e veraEsser de’ in lui la sua virtù, poich’ osaLaudarla ancor con suo periglio Sparta;Poiché, più del terror dell’armi vostre,

Può in Sparta ancor la maraviglia d’ essa.

ANFARE

Si affolla e grida il popolo; ma nullaOpra ei perciò: nè i ribellanti modiAltro faran, che inacerbir più sempreCon tra il tuo figlio i buoni. Assai tu puoi,D’Agide madre, entro a spartani petti,

E sovr’ Agide più: quelli ( a me il credi )