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ABELE — ATTO QUINTO
E quest’amalo estinto corpo, ad ÈvaCome il potrò nasconder io? Tacerlo?
Invano: eppur, come gliel narro? E dove,Dove riporre il caro Abele? Oh Dio!
Come da lui staccarmi? — Ma, che miro?Venir vèr me con gli slancili suoi passiEvada lungi! ah! d’aspettarmi pureOlire la selva ella promise... Ahi lasso ! —
Ma s’incontri, e rattengasi; a tal vistaMorte assalirla a un tratto puote... Io tremo.Ah , già veduto eli’ hammi, e più si affretta...
SCENA HE.ÈVA e ADAMO (1)
ADAMO
Perché venisti, o donna? or , non ti liceQui più inoltrarti: riedi; ah, tosto riediAlla capanna nostra; ivi tra brevellaggiungerolti.
ÈVA
Oh ciel ! che veggo? in voltoQual ti sta nuovo orribil turbamento?
Ritrovati non gli hai ?
ADAMO
No: ma, ben presto...Deh, (orna tu su Torme lue frattanto...
ÈVA
Ch’ io ti lasci?... E i miei figli, ove son dunque?Ma, che miro? macchiala é la tua vesteDi fresco sangue ? e n’hai le man pur tinte?Oimè! che fu, dolce mio Adamo? eppurePiaga non hai nel corpo tuo... Ma, quale ,
Qual veggo io là sangue sul suolo? e pressoStarvi la marra di Caino?... e quella,
Anco è di sangue intrisa?... Ah, lascia; io voglioVoglio inoltrarmi io là; veder...
ADAMO
No; pregoli.;
ÈVA
Invano...
ADAMO
Èva, T arresta: a patto niunoInoltrar non ti lascio.
ÈVA (2)
Ma dagli occhi
A te, malgrado tuo, prorompe un fiumeDi lagrimel... Vederne, ad ogni costo,
Vo’ la cagione... Ah , ben vid’ io;... là giaceIl mio Abele... me misera!... La marra...
11 sangue... Intendo...
ADAMO
Ah! non abbiam più figli.
ÈVA
Abel, mia vita... Il rattenermi è vano,
È vano ornai... Ch’io ancor ti abbracci, Abele.
ADAMO
Rattenerla, è impossibile: al maternoDolore immenso un qualche sfogo...
ÈVA
Adamo,
E T uccisor, Dio noi puniva?
ADAMO
Indarno,
Empio Cain, fuggisti; e da me indarnoTi celerai. Percuoterà il tuo orecchio( Sii pur da me quanto più il puoi tu lungi )
Di mie minacce il rimbombar tremendo,
E farà il cor tremarli.
ÈVA
Abele, Abele...
Ah! più non m’ode... — Un tradilor, lei dissi,Un traditor tra ciglio e ciglio ognoraIo vedeva in Caino.
ADAMO
In terra mai
Non troverà quel traditor, nè pace,
Nè sicurtà, nè asilo. — Or, maladettoSii tu, Cain, da Dio, come dal padre.Tremante sempre, infra caverne, a guisaD’irsuta belva, asconditi: di viliArhare e poche ghiande abbiti incertoStentato vitto; e il rio ti mesca fiele:
Crudi rimorsi, il cor li strazin sempre:
Siati il Sole odioso; orride larveLa spaventevol notte ti appresenti.
Cosi strascina i tuoi giorni infeliciIn lunga morte. — Onnipossente Iddio,
Tu, s’egli è giusto T imprecar eh’ io feci,
Tu T avvalora, coll’ eterno assenso!
LA VOCE d’ IDDIO (1)
Uom, lasciato a te stesso, ecco qual sei. —
Ma bevuto ha la terra il sangue primoE udito ha il Cielo i vostri giusti omei:
Cain fia tratto d’ ogni orrore all’imo,
Feroce esemplo spaventoso ai rei. —
Sfogate il pianto, dal terrestre limoVoi gli occhi ergete al Creator, che vuoleNovella darvi e più felice prole.
ÈVA
Onnipotente Iddio, rendimi Abele,
Rendimi Abele...
ADAMO
Donna, il pianger lice,
Non il dolersi. Iddio parlò: si adori.
ÈVA
Taccio, e l’adoro, in sul mio Abel prostrala Ipr
(1) Che corre ad inconlrarla.
(2) Alquanto più inoltrandosi a forza.
(1) Preceduta e seguita da lampi e tuoni.
(2) Cadono entrambi prostrati ; col volto su la terra , Ada'Èva, sul morto figlio.