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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ABELE — ATTO QUINTO

E quest’amalo estinto corpo, ad ÈvaCome il potrò nasconder io? Tacerlo?

Invano: eppur, come gliel narro? E dove,Dove riporre il caro Abele? Oh Dio!

Come da lui staccarmi? — Ma, che miro?Venir vèr me con gli slancili suoi passiEvada lungi! ah! d’aspettarmi pureOlire la selva ella promise... Ahi lasso ! —

Ma s’incontri, e rattengasi; a tal vistaMorte assalirla a un tratto puote... Io tremo.Ah , già veduto eli’ hammi, e più si affretta...

SCENA HE.ÈVA e ADAMO (1)

ADAMO

Perché venisti, o donna? or , non ti liceQui più inoltrarti: riedi; ah, tosto riediAlla capanna nostra; ivi tra brevellaggiungerolti.

ÈVA

Oh ciel ! che veggo? in voltoQual ti sta nuovo orribil turbamento?

Ritrovati non gli hai ?

ADAMO

No: ma, ben presto...Deh, (orna tu su Torme lue frattanto...

ÈVA

Ch’ io ti lasci?... E i miei figli, ove son dunque?Ma, che miro? macchiala é la tua vesteDi fresco sangue ? e n’hai le man pur tinte?Oimè! che fu, dolce mio Adamo? eppurePiaga non hai nel corpo tuo... Ma, quale ,

Qual veggo io là sangue sul suolo? e pressoStarvi la marra di Caino?... e quella,

Anco è di sangue intrisa?... Ah, lascia; io voglioVoglio inoltrarmi io là; veder...

ADAMO

No; pregoli.;

ÈVA

Invano...

ADAMO

Èva, T arresta: a patto niunoInoltrar non ti lascio.

ÈVA (2)

Ma dagli occhi

A te, malgrado tuo, prorompe un fiumeDi lagrimel... Vederne, ad ogni costo,

Vo’ la cagione... Ah , ben vid’ io;... là giaceIl mio Abele... me misera!... La marra...

11 sangue... Intendo...

ADAMO

Ah! non abbiam più figli.

ÈVA

Abel, mia vita... Il rattenermi è vano,

È vano ornai... Ch’io ancor ti abbracci, Abele.

ADAMO

Rattenerla, è impossibile: al maternoDolore immenso un qualche sfogo...

ÈVA

Adamo,

E T uccisor, Dio noi puniva?

ADAMO

Indarno,

Empio Cain, fuggisti; e da me indarnoTi celerai. Percuoterà il tuo orecchio( Sii pur da me quanto più il puoi tu lungi )

Di mie minacce il rimbombar tremendo,

E farà il cor tremarli.

ÈVA

Abele, Abele...

Ah! più non m’ode... — Un tradilor, lei dissi,Un traditor tra ciglio e ciglio ognoraIo vedeva in Caino.

ADAMO

In terra mai

Non troverà quel traditor, nè pace,

Nè sicurtà, nè asilo. — Or, maladettoSii tu, Cain, da Dio, come dal padre.Tremante sempre, infra caverne, a guisaD’irsuta belva, asconditi: di viliArhare e poche ghiande abbiti incertoStentato vitto; e il rio ti mesca fiele:

Crudi rimorsi, il cor li strazin sempre:

Siati il Sole odioso; orride larveLa spaventevol notte ti appresenti.

Cosi strascina i tuoi giorni infeliciIn lunga morte. — Onnipossente Iddio,

Tu, s’egli è giusto T imprecar eh’ io feci,

Tu T avvalora, coll’ eterno assenso!

LA VOCE d’ IDDIO (1)

Uom, lasciato a te stesso, ecco qual sei. —

Ma bevuto ha la terra il sangue primoE udito ha il Cielo i vostri giusti omei:

Cain fia tratto d’ ogni orrore all’imo,

Feroce esemplo spaventoso ai rei. —

Sfogate il pianto, dal terrestre limoVoi gli occhi ergete al Creator, che vuoleNovella darvi e più felice prole.

ÈVA

Onnipotente Iddio, rendimi Abele,

Rendimi Abele...

ADAMO

Donna, il pianger lice,

Non il dolersi. Iddio parlò: si adori.

ÈVA

Taccio, e l’adoro, in sul mio Abel prostrala Ipr

(1) Che corre ad inconlrarla.

(2) Alquanto più inoltrandosi a forza.

(1) Preceduta e seguita da lampi e tuoni.

(2) Cadono entrambi prostrati ; col volto su la terra , Ada'Èva, sul morto figlio.