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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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SCHIARIMENTO DEL TRADUTTORE SULL’ ALCESTE SECONDA

nel numero e qualità dei personaggi; e successiva-mente poi leggendola tutta alla meglio ( con logo-rarvi sopra essa un Lessico ) gli Alti, e le Scene,e i Cori, lutto ritrovai differentissimo esser dall’altra.

Quando ebbi dunque finitala traduzione dell’Al-ceste prima, mi accinsi immediatamente a tradurrequest’ Alceste seconda. E siccome non mai si leggecosi scrupolosamente niun’opera, quanto nel doverlatradurre, io andava tuttavia ritrovando in questaseconda tragedia una quasiché ribollitura, direi, de-gli stessi pensieri, parole, immagini, ed affetti, masempre sotto altre forme impastati, e con molta di-versità distribuiti: talché io non ben sapeva , nè so,qual idea critica formarmi di quest'Alceste, che orami pareva poter pur essere aneli’essa di Euripide,ed ora no.

Ma, qual ch’ella si fosse, appena io n’ebbi ter-minata la traduzione, che già già non poco pavo-neggiandomi di questa letteraria scoperta, e nonavendo inteso che nessun dotto di Lipsia avesse fi-nora mostrato di aver notizia di questa seconda Al-ceste di Euripide ; io cresciuto in baldanza me nestava covando una dissertazione latina ( Dio sa come )da premettersi a questa traduzione; e pensavami diprolissamente corredarla di notizie filologiche, an-tiquarie, e lapidarie, e d’induzioni, e di congetture,e di varie lezioni sul manoscritto: individuando, seegli fosse cartaceo o membranaceo, di un tal secoloo di un tal altro; ed altre, ed altre, ingegnose a pa-rer mio ed utilissime esercitazioni su l’arte tragica,su la Tragedia degli antichi, su i Cori, e su tuttoin somma quel ch’io mi credea di sapere, avreb-bero talmente accresciuto il volume di quest’Alce-ste cadetta, ch’ella vi sarebbe rimasta in aspetto diaccessorio più assai che di principale. Ma il giorno,(oimè) in cui già già stava io per emettere quelladollrinevole dissertazione, andai per riprendere ilmio gioiello manoscritto nella cassetta dove me losoleva preziosamente custodire: ed, oh cielo! tuttoricercai, rivoltai, sconficcai il mio fedele scrittoio;fra tutti i miei libri e carte investigai con ostinatadiligenza più giorni, nè mai più mi venne fatto dirintracciarlo.

Disperato per una si importante perdita, e stancorifinito di tante e si faticose ricerche, me ne andaifinalmente a letto una sera. Ed ecco ( effetto forsedi troppo accesa o di troppo spossata fantasia ) ap-pena chiudeva io gli occhi, ecco che una testa diEuripide, la quale disegnata da amata mano ap-pesa pende nella mia cameretta, pareva sorridendoguardarmi; e giurato avrei così tra il sonno e la ve-glia , che quella venerabile imagine mi articolasse

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distintamente queste non poche parole , che io quifedelmente registro.

« Non ti affliggere più oramai dello smarrito tuo» manoscritto. Lo cercheresti tu invano. Espresso» volere mio egli è, che tu non Io rivegga mai più;» siccome voler mio parimente è stalo, che solo per» ora ne avessi notizia. Ma, poiché tu hai intera-» mente ed esatlissimamente tradotta questa mia» Alceste seconda, non men che la prima; sarà poi» pensier mio una volta di fare a suo tempo ricom-» parire alla luce quel mio testo smarritosi, il quale» per esser stato ignoto finora, verrà forse anco tac-» ciato di apocrifo. Intanto, con questi miei ammo-» nimenli paterni io ti voglio risparmiar la vergo-» gna che tu ritrarresti dal volerli spacciare per» erudito, non Io essendo tu stato mai. E voglio,» che tu per ora, con questa tua seconda Alceste» tradotta, abbi ad incontrare piuttosto la taccia«d’impostore, quasi che tu da un manoscritto a» me falsamente attribuito ricavata l’avessi; e forse» anco ti lascerò incontrare la taccia di spergiuro» ad Apollo , ove mai tu ne fossi creduto 1’ autore ,» contro il tuo espresso giuramento prestato a quel« nostro comune Iddio or son ben dieci anni, di» non ti calzare mai più da quel punto in poi il co-» turno : ogni altro letterario pericolo in somma li» lascerò correre, piuttosto che quello del disserla-» zionare (1) senza dottrina, lo dunque li inibisco» assolutamente di appiccicare a niuna di queste» due Atcesti nè prefazione , nè note, nè disserla-» zione, nè altro; fuorché la semplice narrazione di» tjuauto ti è accaduto intorno a questa seconda :» ed anche t’ impongo di narrare il fatto in umil» prosa, per non gli dare aspetto nessuno di poe-» tica favola. »

Al cessare di questi amorevoli accenti, io mirisvegliai stupefatto, e addolorato si, ma in un ras-segnalo pienamente ai non dubbj comandi di untanto personaggio. Ed ecco il come stari qui questedue traduzioni, l’una all’ altra accoppiate ed a pa-rer mio inseparabili. Rimane con lutto ciò la li-bertà al leggitore interissima, di accettare o scar-tare, o 1’ una o T altra, od entrambe (2).

(1) Euripide, avvezzo nella sua divina lingua a formare a suopiacimento delle nuove parole, si e presa anche in questa la li-cenza di stamparsi il dissertazionare; ed io non fo altro che ser-vilmente ripeterla.

(2) Qui si pubblica solo la seconda , perchè originale sotto il

velo della narrata vicenda. La prima si omette, perche vera tra-duzione. Editori,