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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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ANTONIO E

Ma la metà dell’ opra ancor mi resta,

E la più dubbia: ogni misfatto è vano,

Se al mio destìn non incateno Augusto.

E del suo cuor chi mi risponde? Amore:

Quel terribile nume, il sol che forseIncensino gli eroi; quello, che femmiArbitra del destili d’Antonio, e Giulio:

* Quel, eh’ inspirai sì spesso, e mai conobbi,E quello infin da cui, inerme, e vinta,Ritrassi gloria, il vincitor domando.

Al mio desir sol s’ opponeva Antonio;

S’ei non è più, il soggiogar fia lieve...Cleopatra, che fai? Lo stile immergi,

E a replicati colpi, in sen d’Antonio...

‘ D’un tratto solo, e amante, e scettro, e onore,‘ E patria, e vita, e libertà gl’ involi

CLEOPATRA

’ Perchè t’amava... e amarti era delitto?Ingratissima donna, a quale orrore,

T’ ha spinta in oggi 1’ ambizione insana?Ecco... mi par... I’ ombra tradita avanzaPallida... minacciante, ed assetataAbbeverar si vuol di sangue infido.

Ah vieni si... vieni, che ignudo il pettoIo ti presento, inerme... E che?... vacilli?Feri crudel, e non temer, che il ciglioA raddolcirti avvezzo, or neppur movaAl balenar del vindice tuo ferro...

Ma che? vaneggio... E crederò al timore?Regna, Cleopatra; e per regnare ardisciQualunque via: fra lo splendor del trono’ Se celar non potrai gli empi misfatti,

Gli chiuda allor, teco, la tomba amica.

ATTO SECONDO

SCENA I.

ANTONIO

JL orrido laberinto, in cui, fra I’ artiDi femminili inganni, il cor perdesti,

Ecco rivedi, Antonio: ah! me felice,

Se in un col cuor, senno, virtude, e onoreNon avessi smarrito... oh freddi marmi,

Che fra voi mi accoglieste arbitro, e regeUn di, del mondo intero, or che ramingoE fuggitivo, e vinto a voi ne vengo,

* Taciti, par, la mia viltà sdegniate' Per fin di rinfacciarmi! ove m’ascondo?...

' Terra, e tu reggi il vergognoso peso,

" E a te ignoto fin’or, d’un vii Romano?...Irati Dei, non fu pietà la vostra,

Che dal mar, dai nemici, e da me stessoSalvo, mi trasse a queste inique sponde...

‘ Inique si, ma pur bramate sponde,

Nel rivedervi, il cor palpita in petto.

Perfido Amor, se tanto m’ odj, e abborri,Perchè, spietato, non mi desti morteLà fra le (urbe più onorata, e degnaD’un gran coraggio? Amor, credesti forseCo’più vili tuoi servi aver confusaL’alma d’Antonio?... Eh si...non v’è il più vile;,E invano ornai ricerco in me 1’ eroe.Incrudelisci, impera; il reo consiglioChe mi mosse a seguir 1’ amante infidaFu dei furori tuoi bastante segno,

Come del mio servir... ma chi s’appressa?

In ogni volto un traditor ravviso' In questa iniqua Corte. Il sol DiomedeSarà fedel fra tanti. È desso appunto.

SCENA II.

ANTONIO, DIOMEDE

ANTONIO

Diomede, il tuo signor!

DIOMEDF,

Antonio ! e come

Tu nell’ Egitto, e tu fra queste mura?

Come approdasti al Nilo? e qual fu il Nume,Che celò 1’ alta preda al reo nemico,

Ed oggi a noi inaspettato portaL’illustre difensor?

ANTONIO

E allor che giungeTradito, solo, inonorato, e inerme,

Vuoi, che mi porti il Cielo? ah di’ piuttosto,Che fu la trama, nel tartareo specoOrdita, là nel sen di furie ultrici,

Che, scemandomi il cor, m' hanno in quest’ogS 1Per supplizio crudel serbato a vita.

11 crederesti? Antonio ancor respira,

Solo perchè fu vile: il picciol legno,

A cui volli affidar, pur troppo incauto,

Me stesso, e la mia fama, erasi appenaDall’audaci mie schiere allontanato,