SECONDO 485
Colà vinto morir, ma non fuggire.
Regina, addio.
ATTO
A’perfidi nemici, e seppi a un tratto,
Che ne vernano molti a quesle spiagge,
* Forza aggiungendo a quanto l’arte ordiva.
Non fu timor quel, che rivolse il piede,
Poiché n’andava de’nemici a fronte,
Disprezzando per te perigli e morte.
No, non tremai , nè per il trono avito,
Nè per la mia salvezza; io te fuggendo
* Per te solo fuggivo: altra non cerca
* In me cagion, eh’altra, che te, non vedi.Utile ad Azio? ad Azio ratta io volo.
Giovarti spero al Nilo? ecco le prore
Ho già rivolte al Nilo... Ahimè, che quandoStolta credetti al mio signor giovare,
Inonorato, e vinto, a morte il trassi.
Quela ogni gente, e i Iraditor fugatiSeppi approdando. Or mi risparmia, o duce,
Il dirti qual restassi, e i rei rimorsi,
L’affanno, il duol, l’aspro tormento, e ’l piantoIn cui mi strussi, e struggerò tuli’ ora:
A tai sensi ridir lingua non basta;
Quel cor, che in sen racchiudi, or le li dica,Che del mio cuor conosce i moti appieno.
Se sopravvissi, non fu amor di vita,
* Chè vita in le, e non altronde io traggo:Rivederli sperai, giurarti amore,
Dirti, che fida io fui, indi morire.
ANTONIO
Chi può saper se senti affetti, ovveroSe sol li fingi? ah si dovriano in volto,
* Vedere impresse, e con non dubbi segni
* Degl’iniqui mortali, e Palme, e l’opre.Cleopatra; l’amor, che il cuor mi rode,
Ogni senso mi vieta, e a te Io dona; '
Ma sian veri i tuoi detti, o sian mendaci,
È giunta l’ora, in cui si scioglia il nodo,
Nè dilungar si può; giudice il mondoSarà fra noi, e Dan palesi allora
Le menti nostre. A questi lidi AugustoDi fortuna sull’ali ornai s’appressa:
Nè perciò tremo: alla difesa armati,
Oggi a sicura morte andranno in campoLi fuggitivi avanzi d’Azio, imbelli:
Ed io con loro. Il vincitor vedrammiPiù grande almen della mia sorte avversa,
SCENA IV.
CLEOPATRA, DIOMEDE
CLEOPATRA
Ah non mi lascia... Udisti?-
DIOMEDE
Sta fra virtilde, e amor, l’eroe dubbioso.
CLEOPATRA
È l’odio ognora il primo d’ogni affetto,Allor eh’ è figlio di sprezzalo amore.
Egli più non mi crede? ei più non mi ama.Ei mi disprezza? io già l’aborro, e giuroChe il più acerbo nemico...
DIOMEDE
Ove trascorri?
Chi infelice rendesti, insulti ancora?
Poiché P Egitto ognor serbato ai lacciDeve servire all’ un dei due rivali,
Si elegga Antonio; è generoso, e grande;Debole, finto, e fier tiranno è Augusto,
CLEOPATRA
No, che all’Egitto son funesti entrambi...Ed io frattanto, spettatrice oziosaDe’miei scorni sarò, della rovinaDi questo regno? Ah no, non fia giammai;* Ove manca il poter, 1’ arte mi giovi.Trionferò del vincitor, del vinto:
Si, tanto spero, e già m’ accingo all’opra;Tutto farò per ottenerne il fine.
SCKVA V.
DIOMEDE
* Soggiacerà, si, la virtude inerme,
* Nè mai s’armano in van perfidia, e frode.
* Oh sommi Deil fu d’ amor vostro un pegno
* Crear li regi, oppur nell’ ire estreme
* Li feste voi per nostro rio flagello?