ATTO TERZO
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Dell’onta mia, del tradimento iniquo.
CLEOPATRA.
Prosiegui Antonio, a dir ti resta ancora.
Di’, che pur troppo il Ciel ho desto all’ira,
In quel giorno fatai, ov’io li vidi,
Ov’io t’amai, in cui perdei me stessa, |
E 1’ onor mio, e il mio riposo, e ’l regno: i
Giorno fatale in ver: ma pur felice, I
Che il rimembrarlo, al cuor m’è grato ancora: !Non mi parea delitto allor, ramarti,
M’avvedo sì, ch’era delitto atroce.
Quanti orribili nomi, e quanti strazjSuggerir ti potrà 1’ empio furore,
Foran lieve castigo, al grave eccesso,
D’amarti un solo istante: altra non cerco,
Nè trovo colpa in me.
ANTONIO
Tu vuoi, Cleopatra,
Con menzogneri delti ancor smentireLa terra, il ciel, l’inferno, e l’onda, in oggi,
Di mia vergogna testimon veraci.
Non vidi io stesso, (e fia pur ver, che il vidi!)
I legni miei di traditor ripieni,
Cui l’affogarli solo era pietade,
Ardimentosi andarne ai legni avversi,
A sommergerli no, non a pugnarli,
Ma ad accoppiar fra lor le navi infide,
Indi tutte nemiche, a me rivolteIndirizzar le temerarie prore?
Non vidi ancor gli empi soldati in terra,
Che a me facean corona, e fronte all’oste,
Fra cui sperai, se non vittoria , morte,
Dal vile esempio infidi, e 1’ alma, e ’l piedeDal sentiero d’onor ritrarre anch’ essi,
E fuggirsene amici ai rei nemici?
Antonio sol quivi restò nel campoDella viltà: rivolsi il guardo attornoUn amico cercando, e più noi vidi;
Un inimico volli, il qual pietosoMi trapassasse il sen, nè mi fu dato:
Morte impetrai, e morte sorda ai prieghiD’ un’alma vii, rivolse il tergo ancora.
Che mi restò? 1’ amor... l’iniquo amore...
O nero cuor, tu, eh’agghiacciato ignoriFiamma d’amor; come infocasti il mio?
E al mesto, infausto, e doloroso aspettoDi chi tanto t’amò, donna, non piangi?
CLEOPATRA
D’ un traditor t’insulterebbe il pianto: — J
Tutti del Cielo attesterei li Numi,
E lutti invan, se me spergiura credi.
Attesterò l’amor, eh’ avesti un giorno:
Per quello si, ch’era verace, io giuro,
Ch’ empia non son , che da’ miei mali oppressa,De’ mali tuoi solo m’ affanna il peso.
Ma quel barbaro sprezzo, Antonio, è troppo,
E se i Romani tuoi fur vili, e infidi,
Come ricade in me l’onta di loro?
Tu di regnar nell’arte esperto duce,
Tu ravvisar dovevi i traditori,
Che nel tuo campo...
ANTONIO
Il ravvisarli ognoraFacil cosa non è ; lo sguardo alteroDella virtù, no, non s’abbassa a tanto.
Son 1’ alme grandi ai tradimenti inette,
E ai traditori in preda... Ecco 1’ istante,
Ove smentir tu mi potrai coll’ opre.
Antonio è vinto, e 1’avvenir funesto,
E l’avverso desliu, sol gli appresentaCatene, infamia, o morte. Egual fortuna,Poiché infida non sei, a te si aspetta.
Creder ti deggio al vincitor nemica,
E a me fedel? Ecco la prova estrema...Donna, vivrai senza d’Antonio, e privaSì dell’ onor, come del regno, e in senoDi vii servaggio, i giorni tuoi tessutiD’ignominia saran, di scherni, e pianti.Disonor del tuo sesso, e in odio al mio,
Da lutti invano implorerai pietade,
E la pietà perfin ti fui negata...
Se ti sapessi odiar, dolce vendettaProverei nel serbarli a vita infame...
Ecco d’infausto amor 1’ ultimo dono,
Ed a chi sente amor, forse il più caro.
Ecco il ferro, o regina, in lui ravvisaQuel, che corregge in man d’eroi la sorte,
E ne vendica ognor gli indegni oltraggi.
Fra l’infamia e la morte, e chi vacilla?
II tuo cuor ne trafiggi (1), indi fumanteRendilo a me, e allor trafiggo il mio.
Feri intrepida... o Ciel!... tu impallidisci?CLEOPATRA
E questo è don del generoso Antonio...
Nè inaspettato giunge: hai di virtudeIl sacro nome ognor fra’labbri, e intantoNon n’ardisci calcar l’aspro sentiero,
E a guidarti fra 1’ ombre oggi par degnaColei, che già sprezzasti... 11 don m’ è grato.D’insegnarti a morir, n’andrò superba;
Ma, se dall’aspra morte, onore, e famaE trionfo ritrar oggi degg’ io,
Mancami sol, che la tua man più caraGuidi Tacciar; forse la mia, tremante,
0 mal atta a ferir, potria smentire,
E il mio valor, e il tuo pensier feroce.
In questo cuor, per non ignota strada,
Il ferro scenda ullor: quivi, scolpitaRitroverà la tua funesta imago;
Tu l’imprimesti in lui, tu la cancella,
Stringi il pugnai, feri... rivolgi il ciglio?
ANTONIO
Donna crudel, vuoi, ch’io f uccida? ah troppo,Troppo, si, tu ravvisi i moti insani,
E il fallace furor di cieco amante.
Tu per mia man trafitta? e tu lo credi?Agghiaccio al rio pensier, e qual tu sia,Iniqua, o fida, avrei, tremante, il ferro
(1) Le dà il ferro.