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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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SENTIMENTO DELL’ AUTORE

ATTO QUARTO

Ecco il vortice, da cui non ebbi abilità bastantea fuggire. Era il quart’atlo pieno di situazioni bel-lissime, ma diffìcili, e tutte quante le ho sbagliate.

Augusto con Cleopatra, vale a dire, due, che sivogliono reciprocamente ingannare, questa primasituazione esigeva un pennello più delicato, e co-lori più fini. Cleopatra fa la pettegola, ed Augu-sto fa all’amore come uno scolaro che esce di col-legio.

Viene poi Antonio, e resta la cosa delicatissimaa trattarsi; Augusto e Cleopatra s’ingannano fraloro, qui si riuniscono per ingannare Antonio, ilquale fa una uscita da spaccamonte, infuria pergelosia, indi a poco a poco scordala affatto la ge-losia prega Augusto a favore di Cleopatra, Cleopa-tra prega Augusto a favore di lei stessa, e d’Anto-nio; insomma questa farsa bassissima ( che io nonsaprei qual altro nome prestarle) non mi piace, enon vai niente; non è se non bassa, e atroce, men-tre doveva esser artifiziosa, e nobile.

Del resto pare che non v’ era neppure questanecessità di fare assassinare Antonio, poiché luidal terz’atto, non vuole se non morire, ma sicco-me non sempre gli innamorati, su questo, sondegni di fede, m’ha parso perciò, che la reginagià ingannata due volte nella sua speranza di ve-dere Antonio estinto nelle due battaglie, non dovevapiù vacillare a compire più sicuramente il suo de-litto.

L’ultima scena, in cui Cleopatra ordina a Dio-mede di assassinare Antonio, è scritta con energia,con rabbia, e furore, forse non verisimile nellapersona di Cleopatra, mentre poi Antonio nonl’aveva offesa, e non era verso di lei colpevole, senon di troppo amore, ma era necessario che fossecotesta parlata infocata, affine di risolvere Diomedead una tale atrocità, che doveva costare moltissimoad un personaggio pieno di probità e di virtù. Perquesto la regina gli dice che Antonio l’ha volutatradire lei stessa, per questo non lo lascia nè riflet-tere, nè rispondere.

SULL’ ANTONIO E CLEOPATRA 499

Questa scena, difettosa quanto all’intreccio dellatragedia, fa un effetto inaspettato in teatro, e lasciaalla fine del quarl’Atto in grandissima sospensione,se Diomede obbedirà o no all’alroce comando dellaregina.

ATTO QUINTO

Mi piace il quinl’Atto: è il miglior di tutti, enon ha in sè altri difetti, che quelli che ridondanoin lui dagli altri quattro. È ripieno di passioni, enon languisce mai.

La morte d’Antonio è bella, benché dovrebbeparlar più ad Augusto, e meno alla morte; e mo-strarsi più Romano, che filosofo.

La morte di Cleopatra fa un contrasto bellissimocon quella d’Antonio; è vero che il personaggiod’Augusto neU’ullima scena non è invidiabile; madi questo non ne posso nulla: se non lo mostravoin scena, la morte d’Antonio perdeva molto, nonessendo in faccia al vincitore; se Io facevo parlare,che doveva dire? scusarsi? era più vile: insultareAntonio? era sfacciataggine: rimproverar Cleopatra?era accusarsi: compiangere Antonio? era ridicolo.Dunque niente; e se fa cattiva figura, se lo ha me-ritalo.

CARATTERI

Antonio, è nobile, grande, ma alle volte troppocredulo.

Cleopatra, è sostenuta, ma spesse volte troppoatroce senza necessità.

Augusto, fuorché nella prima scena con Antonio,è sempre piccolo.

Diomede, è più spettatore, che attore.

Ridata una scorsa a tutte queste cose off annidopo, le trovai come sono, cattive, male scritte, epoco meglio pensate: non però tali da vergognar-mene davanti a chi sapesse le mie circostanze d’al-lora.

Roma 30 luglio 1782 .

E in Firenze nel 1798 . — Avendone riletti quae là degli squarcetli, ho riso veramente di cuore, emi sono rallegrato con me stesso.