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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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PARERE DELL’ AUTORE INTORNO LE SUE TRAGEDIE

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di averle potalo o saputo prestare quella (ale gran-dezza, che non dovendo essere romana, io mal po-teva indovinare quale potesse pur essere; e la hoperciò, o tralasciata, o mal eseguita.

Guglielmo è un repubblicano fiorentino; e quindiassai più verisimile che Raimondo. Il costume dipadre e di vecchio mi pare ben osservato in costui ;egli nondimeno mi pare un personaggio piuttostoirreprensibile, che lodevole.

Salviati rimane nel fatto un personaggio subal-terno ai due Pazzi; il suo carattere sacerdotalespande su la catastrofe un certo che di risibile, mi-sto di un orrore che non può ancora per parecch ianni esser tragico nella presente Italia, ma cheforse un giorno anche ad essa potrà parer tale.

Lorenzo ( ancorché 1’ autore fosse uno dei con-giurati contr’esso) ha pure, a mio parere, da lo-darsi moltissimo del modo con cui egli vien presen-tato in questa tragedia: e credo io, che tutta laschiatta medicea presa insieme, non abbia mai datoun’ oncia della altezza di questo Lorenzo: ma biso-gnava pur farlo tale, affinché degnamente coniralui potesse congiurare Raimondo.

Giuliano è un tiranno volgare. Non era difficilenè ad idearsi, nè ad eseguirsi. I ritratti si fanno piùfacilmente che i quadri.

Nella condotta, questa tragedia ha un difetto ca-

pitalissimo, di cui però prego il lettore, o lo spet-tatore, a rendere in lealtà buon conto a sé stesso,se egli se ne sia avvisto da sé; e se, avvedendose-ne, ricevuto ne abbia noia e freddezza. Questa tra-gedia non ha che soli due atti, e sono il terzo ed ilquinto. Nei due primi non si opera nulla affatto: visi chiacchiera solamente; onde la tragedia potrebbe,con pochi versi d’esposizione dì più, benissimo co-minciare al terz’ alto. Con tutto ciò, se il quartonon tornasse ad essere immobile, e a ricadere inchiacchiere, il difetto dei due primi atti, supplitocol calore della libertà, e dei diversi affetti, paternoe maritale e fraterno, non mi comparirebbe forsecosi grande.

La catastrofe, che per dover essere necessaria-mente eseguita in un nostro tempio, non si potevaesporre in teatro, mi ha anche molto sbalzato fuoridella mia solita maniera, che è di por sempre sottogli occhi e in azione tutto quello che por vi si può.

Risulta dunque al censore di questa tragedia,ch’ella è difettosa in più parti, e di difetti non ri-mediabili , e da molti forse anche non escusabili.L’autore nondimeno , atteso lo sviluppo di alcuneimportanti e utilissime passioni che gli ha prestatoquesto soggetto, per nessuna cosa del mondo vor-rebbe non l’aver fatta.

DOIT &A.B.Z1JL

Se il luogo della scena di questa tragedia , in-vece di essere la moderna Pisa, fosse l’antica Tebe,Micene, Persepoli, o Roma , questo fatto verrebberiputalo tragico in primo grado. Un fratello che uc-cide il fratello, e un padre che vendica l’ucciso fi-glio cofi’ucciderne un altro; certo se mai catastrofevi fu e feroce, e terribile, e mista pure ad untempo di somma pietà, ella era tale ben questa. Mapure, mancandovi la grandezza vera dei personaggi,e la sublimità delle cagioni a tali inaudite scellera-tezze, viene il soggetto a perdere gran parte dellasua perfezione. Ho fatto quanto ho saputo per su-blimare queste cagioni, frammischiandole coll’am-bizione di regno : ma per lo regno di Firenze e diPisa , non si può mai tanto innalzare un eroe , chea chi lo ascolta egli venga a parere veramente su-blime. Tale è l’errore dei più ; facilmente pare essergrande colui, che ad una cosa grandissima aspira ;e inutilmente vuol farsi creder tale, anche essen-dolo , colui che aspira ad una molto minore. Alfatto ho aggiunto del mio (di che talvolta me nevergogno non poco) quel terzo fratello, che essendoil solo scellerato davvero , cerca , come il Creontenel Polinice , di seminar discordia per raccoglierne

regno. Quest’aggiunta mi era necessaria per con-dur la mia tela, e per dare alla dissensione per sestessa generosa dei due fratelli, quel fine ad untempo scellerato e innocente eh’ ella ebbe : tuttociò accresce certo 1’ orrore di questa tragica ordi-tura, e riesce, se non altro, adottatissimo almenoai tempi, ai costumi e agli eroi di cui tratta.

Questo fatto storico viene da alcuni per stili'chezza negalo, o minorato d’assai. Ma ciò pochis-simo importa al poeta, che sopra una base possi-bile e verisimile, da molti narrata e creduta, 0quindi al certo non interamente inventala, ne pos®la favola, e ad arbitrio suo la conduce. Certo è»che codesti due fratelli ebbero rissa fra loro ; c ^ emorirono in brevissimo tempo amendue, e la l 0r0madre sovr’essi; e che i loro corpi furono di P’ saarrecati tutti tre ad un tempo in Firenze. Se n0mormorò sommessamente, e con terrore molti sS1mo, in tutta Toscana; ma nessuno osò indagare. 0molto meno narrare un tal fatto. Ma è certo anco rpiù, che se cosi non seguiva , visti i costumi descellerata schiatta dei Medici, questo fatto P oleabenissimo in tutte le sue parti seguire cosi.

Prima di parlare dei personaggi visibili, mi oc