PARERE DELL’ AUTORE INTORNO LE SUE TRAGEDIE
OD»
MARIA STUARDA
Questa infelicissima regina, il di cui nome aprimo aspetto pare un ampio , sublime , e sicurosoggetto di tragedia, riesce con lutto ciò uno infeli-cissimo tema in teatro. Io credo, quanto alla mortedi essa, che non se ne possa assolutamente faretragedia; stante che chi la fa uccidere è Elisabetta,la naturai sua capitale nemica e rivale ; e che nonv’ è tra loro perciò nè legami, nè contrasti di pas-sione, che rendano tragediabile la morte di Maria ,abbenchè veramente ingiusta, straordinaria e tra-gicamente funesta. Quanto a quest’ altro accidente,della morte del marito di Maria, di cui ella venneincolpata, se avessi pienamente credulo che trage-dia non se ne potesse veramente comporre, nonavrei tentato di farla: confesso tuttavia, che già pri-ma d’imprenderla, mollissimo temeva in me stessoeh’ ella non si potesse far ottima. Per due ragionipure l’ho intrapresa; prima, perchè mi veniva untal tema con una certa premura proposto da tale acui non potrei mai nulla disdire; seconda, per uncerto orgoglietto d’autore, che credendo aver fattogià otto tragedie, i di cui soggetti, tulli scelti dalui, lutti più o meno gli andavano a genio , voleapure provarsi sopra uno, che niente stimava, e chepoco piaceagli; e ciò, per vedere se a forza d’artegli verrebbe fatto di renderlo almen tollerabile.L’autore non può per anco stabilirsi perfetto giu-dice, se tale gli sia riuscito di farla, ché non aven-dola vista finor recitare, non può con giustezza opi-nare su l’effetto: io dico bensì, che di quanto hain sè questa tragedia di debole e cattivo, se ne deeprincipalmente incolpare il soggetto; e di quantoella venisse ad aver di buono, lodarne sommamentel’autore, che in essa ha disgraziatamente impie-gato molla più arte, e sottigliezza, e avvertenza, efatica, che in nessuna dell’altre.
Maria Stuarda, che dovrebbe essere il protago-nista, è una donnuccia non mossa da passione fortenessuna; non ha carattere suo, nè sublime. Regal-mente governata da Boluello, raggirata da Ormondo,
spaventala e agitala da Lamorre; ci presenta que-sta regina un ritratto fedele di quei tanti principiche ogni giorno pur troppo vediamo, e che innoi destano una pietà, la quale non è tragicaniente.
Arrigo, personaggio ancor più nullo che non èla regina, mezzo stolido nelle sue deliberazioni, in-grato alla moglie, ificapace di regno, minor di sèstesso e di tutti; credo che appena perverrà egli adessere tollerato in teatro.
Botuello è un iniquo raggiratore, e sventurata-mente costui è il solo personaggio operante in que-sta tragedia.
Ormondo è bastantemente quale dev’essere ; inbocca sua lo sviluppo delle femminili e regie ac-cortezze d’ Elisabetta , possono destare una certaattenzione non mai passionata, ma istoricameutepolitica.
Lamorre è , a parer mio, il personaggio , che( non essendo però in nulla necessario in questaazione) non lascia pure di renderla assai più viva,e alquanto straordinaria ; ove chi ascolta si vogliapure prestare alle diverse opinioni, che in que’tempiregnavano nella Scozia , cosi sanguinosamente fe-roci, e che furon poi quelle che trassero la infeliceMaria a morir sovra un palco. La parte profetica-mente poetica di Lamorre nel quint’aIto, potrebbeforse in qualche modo scusare molli degli antece-denti e susseguenti difetti della tragedia.
Si osservi, quanto alla condotta, che i due per-sonaggi regali, essendo per sè stessi debolissimi enulli, la tragedia si eseguisce tutta dai tre inferiori;difetto capitalissimo nei re di tragedia; a cui pureci dovrebbero avere oramai pienamente avvezzai*i re di palazzo.
Il tutto di questa tragedia mi riesce e debole, efreddo; onde io la reputo la più cattiva di quantene avesse fatte o fosse per farne l’autore; e la sola»eh’ egli non vorrebbe forse aver fatta.
HCSM'JHDA
Questo fatto tragico è interamente inventatodall’ autore, e non so con quanta felicità. Egliacquista forse un certo splendore dall’esserne il ca-rattere del protagonista appoggiato ad un personag-gio noto e verace, i di cui delitti fanno rabbrividir
elle storie. Ma l’antichità e l’illustrazione han** 0ur tanta influenza su le opinioni degli nomini; cheiosrnunda, per non essere stata Greca o di altraossente antica nazione, e per non essere sta amentovata da un Omero, da un Sofocle, da un T a