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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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PARERE DELL’ AUTORE IN

almeno è siala la intenzione dell’ autore. Quantopiù 1’ uno e 1’ altro commoveranno e parran pocorei, tanto maggiore verrà ad essere la compassioneper essi e per Bruto, il quale non li può pur sal-vare, senza mostrarsi più padre e privato, che noncittadino e console; e se tal si mostrasse, non me-riterebbe poi Bruto di dare egli primo l’impulso aquella si splendida libertà, da cui ne dovrà posciaridondare il maggior popolo che siasi mai mostratonel mondo, la romana repubblica.

TORNO LE SUE TRAGEDIE

Mamilio é un ambascialo! - di tiranno; vile,doppio, presuntuoso ed astuto; qual esser dovea.

Questa tragedia mi pare ben condotta in tutto,fuorché nel modo, con cui s’inducono i giovani asottoscrivere il foglio. Questo incidente è difficilis-simo a ben graduarsi; non mi appaga quasi nientecome egli sta, eppure non lo saprei condurre altri-menti; ma non posso già io per ciò nè difenderlo,nè lodarlo.

BE’JTC SBGOETDO

Molte delle cose anzidelle circa il soggetto diBruto primo, mi vagliano anche dette per Brutosecondo. Corre però fra le due tragedie questaestrema differenza, che nella prima gli affetti pa-terni vi fanno veramente ( e debbono farvelo ) unnaturale e caldissimo contrasto con gli affetti di li-bertà, essendo Giunio Bruto un vero legittimo pa-dre di figli per se stessi fino a quel punto inconta-minati ; in vece che l’amor filiale di Marco Brutoper quel Cesare, il quale o non gli è vero padre,o illegittimamente lo è, e che di motte reità giusta-mente gli par maculato, mi é sembrato sempre unoincidente posticcio, e si dagli storici, che dai poeti,intromesso in questo soggetto, più per accattarviil maraviglioso, che per seguire la verisimile trac-cia degli affetti naturali. Ed in falli, Marco Brutoche si viene a chiarir figlio di Cesare, appunto inquell’istesso giorno, in cui egli ha risoluto di ucci-derlo; Marco Bruto, che fino a quel giorno avea,e con ragione, abborrilo in Cesare il tiranno dellapatria comune, non può certamente tutto ad untratto venirlo ad amar come padre. Onde questofiliale amore, che nascer non può come un fungo,essendo debolissimo iu Bruto, non dee mai cagio-nare nei di lui cuore quel feroce contrasto di pas-sioni con 1’ amore di libertà più antico, più radi-cato e più giusto, di cui era invaso l’animo luttodi Bruto: e da questo solo urto di contrarie pas-sioni può ridondarne il tragico vero. E Cesareparimente, bench’egli da gran tempo sapesse di es-sere il padre di Bruto, non glie lo avendo manife-stato pur mai fino ad ora, ed avendo occupatissimol’animo, il cuore e la mente da tuli’altra cosache dall’amore di padre, egli con pochissima ve-risimiglianza perviene ad innestarsi ad un trattonel cuore quest’amore, di cui non può avere mai( nè mostrarla pure ) una dose bastante da potercontrastare colla smisurata sua ambizione invete-rata di regno.

Un altro manifesto svantaggio del Bruto secon-do, rispetto al Bruto primo, si è questo: l’amore

di un vero padre superato dall’ amore di libertà, laquale è nobile e virtuosa passione in sè stessa, sor-prende, piace e rapisce; perchè un tale magna-nimo sforzo non può mai accadere se non in unanimo altrettanto virtuoso quanto maschio e su-blime: ma, che l’amore di un mezzo padre siavinto dall’amore d’impero, non sorprende, nèpiace; perchè (ale è il comune andamento di tuttii volgari uomini. Cesare dunque, per questa tra-gica parte, riesce tanto minore di Giunio Bruto,quanto un tiranno è minore d’ un cittadino. E cosiMarco Bruto, trovandosi o dubbio o non dovutofiglio di Cesare, non è maraviglia punto se eglipreferisce la repubblica ad un tal padre. Per laparte dunque del contrasto d’affetti non corre pa-ragone alcuno tra il primo Bruto e il secondo.

L’ autore ha credulo ( ma forse ingannavasi ) dipotere alquanto supplire al difetto inerente a que-sta paternità di Cesare e a questa filialilà di Bruto,col fargli amendue già pieni di reciproca stima edi ammirazione l’uno per l’altro; Cesare, prontoad accogliere in Bruto un successore della potenzasua, che anzi ne potrebbe ammendare poi le brut-ture, e menomarne la violenza; Bruto, pronto ariconoscere in Cesare il suo nobile emulo, anzi ilsuo degno maestro in gloria e in virtù; dove egli,ravviatosi pel dritto sentiero, consenta a ridivenirgrande come semplice cittadino, e non a finirsid’impicciolire come tiranno. Posti costoro in que-sto aspetto di generosa nimistà,la quale, ad ogni pocoche 1’ un dei due si rallenti, è vicinissima a can-giarsi in eroica amicizia; mi pare che sopraggiu-gnendo poi 1’ agnizione tra ’I padre ed il figlio, nerisulti allora un tutto fra loro che basta a destareun tal quale contrasto colle loro dominanti primi-tive passioni, di libertà nell’uno, di tirannide e difalsa gloria nell’altro. E da questo contrasto, an-corché più artificiale sia egli che naturale, ne puònascere un certo interesse tragico di pietà; ma nonmai, come già dissi, paragonabile a quello che deedestar Giunio Bruto.