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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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PARERE DELL’ AUTÓRE INTÓRNO LE SUE TRAGÈDIE

ti oh 10 6à per la Via dèlia gèlida e lunga esposizioneComune fra un personaggio operante e un personag-gio ascoltarne. Ma, io odo già dir da taluno; eccoiti questa tragedia duplicalo à bella prima il difeitódei soliloquj: ecco Antigone che esce Sola, e ce tìèvuol dare un secondo. Chi dice tal cosa, poiché pri-ma di dirla non ha voluto riflettervi, rifletta dopo,che Antigone in codesto punto esce per andarne dinotte e di furto ad infrangere una crudelissima leggedel tiranno; ella dovea perciò esser sola; che nelleimprese dove ne va la vita, raramente si trovacompagni; nè il dignitoso e maschio animo d’An-tigone comportava eh’ ella a ciò li cercasse.

CosiEgislo nell’Agamennone, Elettra nell’Ore-ste, Merope nella Merope, e altri forse di cui nonmi ricordo per ora, danho principio alle suddettetragedie con soliloquj, in cui se ne vien ad esporreil soggetto. Ma Egisto lo espone, parlando coll’om-bra del feroce Tiesle, che a lui par di Vedere, e diudire altamente domandanlegli vendetta Contro alfiglio d’ Alreo. Elettra comincia 1’ Oreste, col ram-mentare appassionatamente 1’ ucciso padre, col fa-vellargli con trasporto di fantasia, e col dispiegarein parte la speranza di Vendetta che le rimane nellapersona déll’amalo Oreste da lei posto in salvò. Me-rope dà principio alla tragedia col piangere, comeuna madre il debbé, i due trafitti figli, lo svenalomarito, è l’unico suo figliuolo rimastole, spoglialodel trono, e allora errante e smarrito. E tutti trequesti personaggi si appresentano soli, perchè soliesser debbono. Egisto nella reggia d’ Atreo non do-vea certamente avervi alcun confidente; ed anchepotendovenè avere, si osservi che tutte le passioniestreme, fuor che l’amore allorquando incestuosonon è, tendono piuttosto a concentrarsi nel cuoredell’uomo, che ad esternarsi; e anche si osservi,che le sole passioni deboli son quelle che cercanosfogo di parole; è siccome non son queste le pas-sioni, nè questi per lo più gli eroi di tragedia, nerisulta, che anche lo stesso legittimo amore in unadonzella tenerissima, allorché troppo in teatro siesala in parole, allorché non ha in sè stesso un pos-sente contrasto che ne vada raltenendo lo sfogo,una tal passione può bensì esser tenera, ma cessadi parer tragica. Credo, che ne sia questa la ragio-ne: delle donnicciuole che piangono per amore, eche tutta e lungamente narrino la loro passione, sene vedono cosi spesso e tante nella vita famigliare,che poca curiosità rimane di vederle in palco intragedia. Torno al fatto. Elettra parimente nell’Ore-ste era sola, perchè andava contro al divieto diEgisto a compiere 1’ anniversario su la tomba delpadre. E così Merope, tenuta quasi prigioniera nellareggia d’un usurpatore, dovea esser sola per pian-ger e dubitare sul destino dello smarrito suofiglio.

Nè ad uno ad uno di tutti i soliloquj delle pre-senti tragedie parlerò, né lutti forse bene vi stan-no: ma serve il dello fin qui, per chiarire che l’au-tore non ve gli ha inseriti, se non quando gli ha

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creduti Verisimili ed Utili, e che sempre lia tentatodi fargli, o appassionati, o brevissimi.

Ed in prova, che anche con la creazione di po-chi, e dì quattro soli personaggi, si può non-dimeno progredire un’azione senza soliloquj, 1’au-tore a bella posta ha voluto nel Tihioleohe ( cioènella tragedia sua la più nuda di azione e la piùpovera di mezzi ) non ve ne inserire che un solo diEchilo, che son dieci versi in fine del quarto atto;e questo anche si potrebbe levare, cambiando queidieci versi in due soli che Echilo dicesse a Dema-rista in fine della scena precedente. Ma l’autore cel'ha inserito, perchè gli è sembrato verisimile, cheun caldissimo amico di Timoleone e della patria,qual era Echilo, potesse dir dieci versi da sè nelpnulo che dalla madre del tiranno gli viene condubbie e tronche parole accennato, che Timoleonee la patria stanno in periglio imminente e gran-dissimo.

Finisco ( e il’ è tempo ) di parlare dei soliloquj,col far osservare che nelle nove tragedie susse-guenli alle prime dieci stampale in Siena, l’aulorene lm diminuito moltissimo l’uso, il che egli hafallo più por liberarsi dal ledio di questa facile etriviale censura, che per intima convinzione chesiano essi quel difetto che si va dicendo che siano.Ma comunque si reputino, io credo d’ aver dimo-stralo col fatto, che anche senza personaggi subal-terni si possa progredire un’ azione tragica con po-chissimi ed anche con nessun soliloquio.

Quanto al rimanente della sceneggiatura in que-ste tragedie, ella mi pare per Io più semplice, na-turale, e bastantemente motivala ; eccettuatene pérole tre prime tragedie, in cui ella non è abbastanzanaturale, nè sempre verisimilmente motivala, Ma1’ autore stava allora imparando quest’ arie , cheforse non ha saputo poi mai; ma che in somma nonpolca certamente impararsi senza l’esperienza, glierrori, ed il tempo.

11 difetto principale, che io rilevò nell’anda-mento di tulle le presenti tragedie, si è I’Unifor-mità. Chi ha osservato l’ossatura di una, le ha qua-siché tutte osservate. Il primo atto, brevissimo; ilprotagonista, per Io più, non messo in palco se nonal secondo; nessuno incidente mai; mollo dialogo;pochi quart’atti; dei vuoti qua e là quanto all’azio-ne, i quali l’ autore crede di aver riempiti 0 na-scosti con una certa passione di dialogo; i quintialti strabrevi, rapidissimi e per lo più lutti azione espettacolo; i morenti, brevissimi favellatori:' ecco,in uno scorcio, l’andamento similissimo di tuttequeste tragèdie. Altri osserverà poi, ( che più lun-gamente e meglio il potrà far dell’ autore ) se que-sta costante uniformità di economia nel poema vivenga bastantemente compensata dalla varietà deisoggetti, dei caratteri e delle catastrofi.

Quanto alle regole delle tre unità, mi pare cirénè pef ombra pUre hon vi sia slata violala maiquella principalissima e sola vera unità, che postaènei cuore dell’uomo, la Unità dell’azione. Ed