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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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VITA DI VITTORIO ALFIERI

primo di quattro, formano il totale di quellaprima edizione. E nuova cosa mi convenneanco allora conoscere per dura esperienza.Siccome pochi mesi prima io avea imparato aconoscere i giornali ed i giornalisti, allora do-vei conoscere i censori di manoscritti, i revi-sori delle stampe, i compositori, i torcolieried i proti. Meno male di questi tre ultimi, chepagandoli si possono ammansire e dominare :ma i revisori e censori, sì spirituali che tem-porali, bisogna visitarli, pregarli, lusingarli,c sopportarli, che non è picciol peso. L’amicofiori per la stampa del primo volume si eraegli assunto in Siena queste noiose brighe perme. E così forse avrebbe anche potuto prose-guire egli per la continuazione dei du’altri vo-lumi. Ma io volendo pure, per una volta al-meno, aver visto un poco di tutto nel mondo,volli anche in quell’ occasione aver veduto unsopracciglio censorio, ed una gravità e petu-lanza di revisore. E vi sarebbe stato da cavarnedelle barzellette non poche , se io mi fossi tro-vato in uno stato di cuore più lieto che nonera il mio.

E allora anche per la prima volta abbadaiio stesso alla correzione delle prove: ma es-sendo il mio animo troppo oppresso, ed alienoda ogni applicazione, non emendai come avreidovuto e potuto, e come feci poi molti annidopo ristampando in Parigi, la locuzione diquelle tragedie; al qual effetto riescono utilis-sime le prove dello stampatore, dove leggen-dosi quegli squarci spezzatamente e isolati dalcorpo dell’ opera, vi si presentano più prestoall’occhio le cose non abbastanza ben dette,le oscurità, i versi mal torniti, e tutte in som-ma quelle mendarelle, che moltiplicate e spes-seggianti fanno poi macchia. Sul totale peròqueste sei tragedie stampato seconde, riusci-rono, anche al dir dei malevoli, assai più pianeche le quattro prime. Stimai bene per alloradi non aggiungere alle dieci stampate le quattroaltre tragedie che mi rimanevano, tra le qualisì la Congiura de’ Pazzi, che la Maria Stuarda,potevano in. quelle circostanze accrescere a medei disturbi, ed a chi assai più mi premeache me stesso. Ma intanto quel penoso lavorodel riveder le prove, c sì affollatamente tantein sì poco spazio di tempo, e per lo più rive-dendole subito dopo pranzo, mi cagionò un ac-cesso di podagra assai gagliardetto, che mitenne da quindici giorni zoppo e angustiato,

i non avendo voluto covarla in letto. Quest’erail secondo accesso: il primo l’avea avuto inRoma un anno e più innanzi, ma leggerissimo.Con questo secondo mi accertai, che mi toc-cherebbe quel passatempo assai spesso per lorimanente della mia vita. Il dolor d’animo, cil troppo lavoro di mente erano in me i duefonti di quell’ incomodo: ma V estrema sobrietànel vitto l’andò sempre poi vittoriosamentecombattendo; talché finora pochi e non fortisono sempre stali gli assalti della mal pasciutapodagra. Menlr’io stava quasi per finire lastampa, ricevei dal Calsabigi di Napoli unalunghissima lettera, piena zeppa di citazioniin tutte le lingue, ma bastantemente ragiona-ta, su le mie prime quattro tragedie. Imme-diatamente, ricevutala, mi posi a rispondergli,sì perchè quello scritto mi pareva essere statofin allora il solo che uscisse da una mente sa-namente critica e giusta ed illuminata; sì per-chè con quell’ occasione io poteva svilupparele mie ragioni, e investigando io medesimo ilcome e il perchè fossi caduto in errore, inse-gnare ad un tempo a tutti i tant’ altri inettimiei critici a criticare con frutto e discerni-mento, o tacersi. Quello scritto mio, che dalritrovarmi io allora pienissimo di quel sog-getto, non mi costò quasi punto di fatica, po-teva poi anche col tempo servire come di pre-fazione a tutte le tragedie, allorché l’avessi tuttestampate; ma me lo tenni in corpo per allora,e non lo volli apporre alla stampa di Siena,la quale non dovendo essere altro per me cheun semplice tentativo, io voleva uscire del tuttonudo d’ogni scusa, e ricevere così da ogni partee d’ogni sorte saette ; lusingandomi forse chen’ avrei così ricevuto più vita che morte; niunacosa più ravvivando un autore, che il criticarloinettamente. Nè questo mio orgoglietto avreidovuto rivelare, s’io non avessi fin dal prin-cipio di queste chiacchiere impreso e promessodi non tacer quasi che nulla del mio;odi nondare almeno mai ragione del mio operare, laquale non fosse la schiettissima verità. Finitala stampa, verso il principio d’ottobre pubbli'cai il secondo volume; e riserbai il terzo a so-stener nuova guerra, tosto che fosse sfogata echiarita la seconda.

Ma intanto, ciò che mi premeva allora so-pra ogni cosa, il rivedere la Donna mia, nonpotendosi assolutamente effettuare per quel-l’entrante inverno, io disperatissimo di tal