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Tragedie e vita di Vittorio Alfieri : volume unico preceduto da un ragionamento storico-critico / del Prof. Silvestro Centofanti
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VITA DI VITTORIO ALFIERI

cosi a Firenze, e trovatomi per fatalità in let-to, come mi ci avea lasciato 15 anni prima inAlsazia, che non c’eramo più visti, mi fudolce ed amarissimo il rivederlo, essendo im-pedito e non mi potendo nè alzare, ne mo-vere, nè occupare di nulla. Gli diedi però aleggere le mie traduzioni dal greco, le salire,ed il Terenzio, ed il Virgilio, ed in sommaogni cosa mia, fuorché le commedie, che apersona vivente non ho ancora nè lette, nènominate, finché non le vedo a buon termine.L’amico si mostrò sul totale contento dei mieilavori, mi diede in voce, e mi pose anche periscritto dei fratellevoli e luminosi avvisi su letraduzioni dal greco, di cui ho fatto mio prò,c sempre più lo farò nel dare loro F ultimamano. Ma intanto sparitomi qual lampo dagliocchi l’amico dopo soli 27 giorni di perma-nenza, ne rimasi dolente, e male l’avrei sop-portata , se la mia incomparabile compagnanon mi consolasse di ogni privazione. Guariinell’ ottobre, ripigliai subito a verseggiare lecommedie, e prima degli 8 decembre, le ebbiterminate; nè altro mi resta che a lasciarlematurare, c limarle.

Capitolo XXXI.

Intenzioni mie su tutta questa seconda mandata diopere inedite. Stanco, esaurito, pongo qui fine adogni nuova impresa, allo più a disfare, che a fa-re; spontaneamente esco dall’epoca quarta virile,ed in età di anni Si e mezzo mi do per vecchio,dopo 28 anni di quasi continuo inventare, verseg-giare, tradurre, e studiare. Invanito poi bambi-nescamente dell’ avere quasi che spuntata la diffi-coltà del greco, invento V ordine d’ Omero, e mene creo a’.-iyv.n cavaliero.

Ed eccomi, s’io non erro, al fine oramaidi queste lunghe e noiose ciarle. Ma se io aveafatto bene o male tutte le surriferite cose, miconveniva pur dirle. Sicché se io sono stalonimio nel raccontare, la cagione n’è stata l’es-sere stato troppo fecondo nel fare. Ora le dueanzidetto malattie in queste due ultime estati,mi avvisano eh’ egli è tempo di finire e difare e di raccontare. Onde qui pongo termineall’ epoca IV, essendo ben certo che non vo-glio più , nè forse potrei volendo , creare piùnulla. 11 mio disegno si è di andar sempre li-mando e le produzioni, e le traduzioni, in questi

cinque anni e mesi che mi restano per giun-gere agli anni 60, se Dio vuole che ci arrivi.Da quelli in poi, se li passo, mi propongo, ecomando a me stesso di non fare più nulla af-fatto, fuorché continuare (il che farò finché hovita) i miei studj intrapresi. E se nulla ritor-nerò su le mie opere, sarà per disfare, o ri-fare ( quanto all’ eleganza ) ma non mai peraggiungere cosa che fosse. Il solo trattato aureodella Vecchiaia, di Cicerone, tradurrò ancoradopo i sessanta anni : opera adattata all’ età ,e la dedicherò alla mia indivisibile compa-gna, con cui tutti i beni ò mali di questa vitaho divisi da 25 e più anni, e sempre più di-viderò.

Quanto poi allo stampare tutte questecose che mi trovo, c troverò fatte ai 60 anni,non credo oramai più di farlo ; sì perchètroppa è la fatica, e si perchè stando comefo in governo non libero, mi toccherebbe asoffrire delle revisioni, e a questo non mi as-soggetterei mai. Lascerò dunque dei puliti ecorretti manoscritti, quanto più potrò e sa-prò, di quell’ opere che vorrò lasciare, cre-dendole degne di luce: brucerò le altre; ecosì pure farò della vita ch’io scrivo, ridu-cendola a pulimento, o bruciandola. Ma perterminare oramai lietamente queste serie fila-strocche, e mostrare come già ho fatto ilprimo passo dell’epoca V di rimbambinare,non nasconderò al lettore per farlo ridere,una mia ultima debolezza di questo presentoanno 1803. Dopo ch’ebbi finito di verseggiarele commedie, credutele in salvo e fatte, misono sempre più figurato e tenuto di essereun vero personaggio nella posterità. Dopo poiche continuando con tanta ostinazione nelgreco, mi son visto, o creduto vedere, in uncerto modo padrone di interpretare da pertutto a prima rivista, sì Pindaro, che i tragici,e più di tutti il divino Omero, si in traduzioneletterale latina, che in traduzione sensata ita-liana, son entrato in un certo orgoglio di medi una sì fatta vittoria riportata dai 47 ai 54anni. Onde mi venne in capo, che ogni faticameritando premio, io me lo dovea dare dame, c questo dovea essere decoro, ed onore,e non lucro. Inventai dunque una collanacol nome incisovi di 23 poeti sì antichi chemoderni, pendente da essa un cammeo rappre-sentanteOmero,e dietro vi incisi (ridi, o lettore),un mio distico greco; il quale pongo qui per