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nacque in Perugia nell’anno in cui videla luco il principe della moderna pit-tura, Raffaello Sanzio, e fu buo con-d* cepolo sotto Pietro Perugino. Poieh* ebbe veduto per opera del com-pagno ingrandirsi ed ingentilirsi lamaniera del maestro, si pose ancoresso io su la buona via del modernostile i comecché si rimanesse a grandedistanza dal compagno. Probabilmentefu suo figliuolo e non fratelloAL FANI (Oamo) che nato neluou potè, come alcuui supposero, es-sere allievo di Pietro Perugino mor-to nel i5a4* Ma perchè le sue operesi confondono con quelle di Dome-nico, siamo disposti a crederlo sco-laro di quest 5 ultimo. Alcune pregevoliopere si conservano in Perugia uni-versalmente attribuite ad Orazio, cheforse sono opere del padre, vìssutomolti anni dopo Pietro e dopo Raf-faello. Orazio mori nel 1 583*ALFARODE GAMEZ (Giovarsi d 9 )nato in Cordova nel 1640 , fu primascolaro in patria di Antonio di Ca-stillo, poscia in Madrid dì Velasquez,sotto alla direzione del quale copiòalcuni quadri di Tiziano e di Rubens,e su questi sommi maestri formò io sti-le. Perchè conoscendo dì avere fattigrandi progressi nell' arte, quando fudi ritorno alla patria affettava un in-grato disprezzo per il primo maestro;e spingendo ancora più in là la pro-pria ingratitudine, appena seppe avereVammiraglio di Casliglia, suo gene-roso mecenate , perduta la grazia delsovrano, che vilmente lo abbandonò.F u perciò deriso dal primo , e tra-scurato dall 5 ammiraglio quand’ ebberiacquistata la grazia del re; onde Ai-laro ne provò tanto cordoglio, cheall* ultimo infermatosi mori in fre-sca età. Se questo artista avesse avutocosì buon fondamento di disegno,coro ebbe bella maniera di colorire ,non avrebbe avuto tra i pittori na-zionali molti che lo superassero. Lepoc le opere da lui condotte in patriasono quasi tutte perite, e non riman-gono che quadri di piccole dimensio-
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ni in private quadrerie. Sembra chetogliesse molto tempo alla pittura perdarlo alle lettere ed alla poesia. Trale letterarie sue produzioni raccoltedal Palomino meritano di essere co-nosciute le sue osservazioni sopra i treillustri pittori Racemi, Cespedes e
Velasquez.
ALFON (Giovarsi), antico pitto-re di Toledo ( se pure può chiamarsituie uu coloritore di reliquiari ) vi-veva ne* primi anni del quindicesimosecolo, ed il moderno biografo pitto-rico della Spagna, Quillet, dice con-servarsi nella cattedrale di Toledo al-cuni reliquiari da Alfou dipinti nela4i8.
ALGARD1 ( àlessàmdro ) nacquein Bologua, ed in Bologna apprese lepratiche della scultura da certo Cesa-le Conventi. Costretto da povertà acomporre picciole cose di orifìceria ,e modelli e lavori di avorio, non sa-rebbesi sollevato al grado di soste-nere la concorrenza del Bernini, in-nanzi al quale non piegò giammai leginocchia, senza la direzione di Lo-dovico Caracci, che lo addirizzò so-pra miglior via assai che non era quellatenuta dal troppo fortunato suo an-tagonista.
Recossi in giovanile età a Mantova,chiamatovi dall’ architetto Bertazzoli,che gli procurò commissioni da quellacorte di picciole opere di vario genere,le quali formavano per pochi anni unanon spregevole parte di quel museoducale, che nel iG36fn sgraziatamentedisperso.
Assai tardi cominciò ad avere operedi molta importanza, tra le quali ram-menteremo gli ornati in stiacciato ri-lievo della villa Panfili in Roma, ilmonumento di Leone XI, il gigante-sco basso , o piuttosto alto rilievodell’Attila alto trentadue palmi e largodi ciotto, in cui mostrò di che fossecapace cosi nell’ invenzione che nel-l’esecuzione, ed il basso rilievo delsotterraneo di s. Agnese a piazza Na-vona.
Non a torto vien fatto carico al-