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recargli dispiacere passando in altrascuola, si fece a dipingere da se, criusci nelle cose chiamate di quadra-tura ^ ossia prospettiva, e nel paesag-gio eccellente pittore. Pochi seppero alpari di lui far vere e vaghe le fra-sche e trovare vaghezza e varietà dipianure, di valli, di colli amenissimi.Era uomo faceto assai, sonava eccel-lentemente di flauto e di lira, ed im-provvisava canzoni. Raccontasi che la-vorando nella corte di Parma, e do-f elido introdurre nelle prospettive chestava facendo rottami d’antichità, gu-glie , teatri, acquedotti, e pensandoche soltanto a Roma potrebbe rica-varli dal vero, tutto occupato in que-sto pensiero, cosi com’era in pianelleed in berretta, prese la via di Roma,senza farne motto a persona ; e tornòin poco più d’ un mese ricco di beidisegni colà presi dal vero, ripigliandol’interrotto lavoro come se venisse dal-r aver fatto un passeggio. Fu arnicis-simo dei Caracci, e di quanti valen*tuomiui amavano di ricrearsi, dopo lefatiche dell’ arte, con oneste burle epiacevolezze. Più vecchio assai de’ Ca-racci li superava in giovialità. Era peraltro nelle cose d* importanza capacedi savissimi consigli, e sapeva collaparola e coi fatti mostrarsi amorevolee leale amico; e dicesi che piu volte& intromise nelle frequenti dispute ohenascevano tra Agostino ed AnnibaleCaracci. Mori il Buglione in età disessantacinque auni, compianto da tut-ti i buoui.
BAGLIONI ( Giovanni) romano na-cque uè’ primi anni del diciassettesi-mo secolo, ed ebbe a maestro di pit-tura Francesco Morelli. Fu di così fa-cile e pronto ingegno , che di quin-dici anni fu ammesso a dipingere al-cune storie uella libreria del Vaticano;al Laterano ed altrove : ne’ quali pre-coci esperimenti mostrò tanta bravu-ra e diede tali speranze di straordi-naria riuscita, che Paolo V, vedutolouu giorno lavorare, gli regalò unacollana d’ oro e lo fece cavaliere. Inprogresso, datosi alla letteratura, pare
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che nou facesse molte cose di pittu-ra , ma nou pertanto si rese assai be-nemerito dell’arte, pubblicando inRoma nel 1641 la utilissima opera :Vite de 3 pittori e scultori che fiori-rono in Roma dal 1672 al i&Ju; laquale raccolta può riguardarsi comeuna delle parziali continuazioui dellevite del Vasari. Mori iu patria nel1680.
BAGNAI) ORE (Pietro Maria) ere-desi di Novellara, dove condusse perluoghi pubblici e privati varie opere afresco, coi profitti delle quali e collesottili entrate paterne potè abbastanzaagiatamente vivere. Ma egli non cu-rossi, giuuto a matura virilità, di averefrequenti commissioni, occupandosi dipreferenza nel raccogliere stampe, dellequali era finissimo conoscitore. Dopola morte, lasua scelta raccolta di stam-pe dottamente classificata passò iuproprietà del conte Camillo Gonzagadi Novellara, mancato il quale andò iugran parte dispersa.
BAGNARA (don Pietro da) cano-nico regolare lateranense, avendo con-tratta domestichezza con Raffaello , efrequentemente vedendolo lavorare men-tre stava iu Roma, talmente s’ invaghìdi così bell’arte, che piegò 1*amico adinsegnargli a dipingere. Non è a direquauto approfittasse sotto tale maestroaiutato dui proprio ingegno e dalla fer-ma risoluzione di voler essere pittore.Morto Raffaello, cercò di allontanarsida una città che ad ogui passo gli ram-mentava il perduto amico, ed ottennedi passare al celebre monastero di san-ta Mariain Porto presso Ravenna. Colàripigliava il peuuello , arricchendo dinobilissime pitture a fresco ed all’olioquel monastero. Ogui cosa ricorda lamaniera del maestro, e spezialmente irabeschi bellissimi onde ornò la voltadel refettorio.
BAGNOCAVALLO, (r.Ramenghi
Bartolommeo )
BAGNOL 1 NO (Giovan Maria Cer-va detto il) fu uno dei tanti pittori qua-draturisti bolognesi. Apprese l’arte dalcelebre Meuechiuo quadraturista assai