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Tomo primo.
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in Roma la scuola di Daniele da Vol-terra, mentre operava in quella ca-pitale ; indi praticò con altri valentipittori, e volle, in sull’ esempio diDaniele, istruirsi eziandio nelle pra-tiche della scultura. Di circa trentaanni fecesi Teatino, senza peraltro ab-bandonare le arti, le quali probabil-mente esercitò soltanto per arricchiredi pregevoli pitture e sculture i con-venti del proprio ordine. Fece pu-re varie cosucce di miniatura, sic-come arte, che a creder suo megliosi confaceva alla quieta e ritirata vitadi un claustrale. Dotato di straordi-nario ingegno estese i suoi stadj allabotanica, che formava il suo piò pia-cevole intrattenimento, alla musica,alla medicina, ec. Mori in Roma, inmatura vecchiaia, nel i6i5.

BETT1NI (P. ) intagliò il Marti-rio di s. Sebastiano tratto dal quadrodel Domeuichino, che conservasi ins. Pietro di Roma.

— —-Domenico fiorentino,

imparò a dipingere in patria da Jaco-po Vignali , poscia fu scolaro in Ro.ma del piò celebre pittor di fiori chein allora avesse l’Italia, il Nuzzi. Aquesto umile ma gentil genere di pit-tura consacrossi interamente il Belli-ni , il quale se non superò il maestroin ogni parte, non gli fu in alcunainferiore. Chiamato alla corte del ducadi Modena circa il 1670 , vi rimasediciotP anni continui . Ebbe posciain Bologna molte commissioni che tan-to t’andarono trattenendo, cheall’ulti-mo vi fu sorpreso dalla morte nel 1705in età di sessantun’ anni. Ciò che piòammirano gPintelligenti nelle operedel Bettini è l’artifizio di staccare glioggetti dal fondo e farli campeggiarein sul davanti, senza far «so di «rifondo appositamente oscuro, come so-levano praticare gli altri pittori fioristi.

----. Antonio Sebastiano pit-tore fiorentino nato nel 1707, non èconosciuto che per l’onore accorda-togli di porre il proprio ritratto nellareale galleria di Firenze* distinzioned’ ordinario non accordata che ai va-lenti maestri.

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BETTIO ( Giuseppe ) nacque i°Belluno circa il 1730, ed imparo adipingere in Venezia sotto mediocrepittore. Contento di conoscere i prio*cipj dell’arte, tornò in patria e con-tinuò i suoi studj sulle opere di Tizia-no , di Paris Bordone, di Paulo Vero-nese, di Jacopo Bussano, di cui a* suoitempi quella città assai piò che al pre-sente abbondava. Piacque la sua manie'raad un gentiluomo inglese, e lo con-dusse a Londra , dove lungamente sitrattenne con suo non ordinario prò*fitto. Di ritorno a Belluno bastante**mente ricco per vivere agiatamente »non perciò trascurava l’arte, e vi feceoltre non pochi piccoli da camera»due grandissimi quadri per la chiesaparrocchiale di Valle in Cadore, i qualimostrano, che se alla freschezza e for*za del colorito ed alla facile esecuzio-ne avesse aggiunto buon fondamentodi disegno e miglior dottrina del co-stume, pochi o nessuno tra i venetisuoi contemporanei V avrebbero supe-rato. Morì in patria nel i8o3.

BETTOLI ( N. ) sopra il dipintodel cavai. Marc’Antonio Franceschi^intagliò il Transito di s. Giusepp efatto per la chiesa delle monache de 1Cristo Morto in Bologna.

BEVERENSE ( Antonio ) operavain Venezia nella seconda metà del di'ciassettesimo secolo, ove dipinse allascuola della Nunziata lo Sposaliziodella Madonna con buon disegno 6con forme che s* accostano alle beltede’pittori del precedente secolo.

BEVILACQUA (Ambrogio) pitto-re milanese , operava in sul decli-nare del quindicesimo secolo. Con-temporaneo dello Zenalc, del MoU*(orfano e di altri celebri artisti cheprecedettero i grandi maestri dell 3età di Leon X, deve annoverarsi tracoloro, che avanti che giugnesse Lio-uardo da Vinci in Milano, comincia-rono a lasciare la secchezza dell’an-tica maniera. Ne fa prova il suo quadroche conservasi nella chiesa di s. Ste-fano, rappresentante i santi Ambro-gio, Protaso e Gcrvaso. Ebbe un fra-tello chiamato