BI
barone tTHeìuecke , chiamandolo giu-rjiore, forse per distinguerlo da Gior-gio Bitam di cui si parlerà a suo luogo-h'ichatn il giuniore intagliò, tra 1’ al—
cose, il frontespizio dell’ opera diGravelot, VÀpelles bvìtannicus , della^uale non furono pubblicati che po-chi quaderni. La stampa del Bichamrappresenta Mercurio volante in ariaverso un personaggio vestito alla ro-mana che sta scrivendo.
BlOUlNO , celebre scultore che fiorìn «lF età di Federico Barbarossa , fecediversi architravi con rabeschi ed altriornamenti ancora di figure, in alcuneantiche chiese di Lucca e di Pisa, lequali opere, sebbene attestino la roz*zezza di que’ tempi, giovano ad ognimodo a far prova che le arti in Ita-lia ebbero sempre vita.
BIE , o 6YE ( Giacomo de ) natoin Anversa nel 1 58 1 » - è probabile cheapprendesse 1’ arte dell’intaglio sottoil celebre Collaerts. Alla qualità diintagliatore aggiunse quella di dise-gnatore e di libraio; ed in oltre fudottissimo antiquario. Intagliò moltemedaglie all’acqua forte nel i G 1 5 * efurono le medaglie d’ oro degl* impe-ratori romani da Giulio Cesare finoa Valeutiniano. Fece pure molte dellestampe che formano la vita del Re-dentore disegnate da Martino de Vos;ed in società con Filippo e TeodoroGalle incise la Vita di Maria Verginedipinta dallo stesso de Vos. Operavaancora nel i643.
-Adriano de, di Lièvre,
nato nel ì5 q 4 * lasciò ben tosto adietro il maestro Vauticr Àbts, onderecossi a Parigi per istudiare sotto ilfamoso Choof pittore di Luigi XIil »e da Parigi a Roma, dove si rese as-sai migliore che non era copiando, oimitando le opere de’ grandi maestri.11 suo merito gli procurò la protezio-n< ; d*iUustri personaggi romani e stia-nier i » * quali gli davano a dipingereso pra lamine d’oro, d’argento, esopra pietre preziose soggetti sacri eprofani. Tornato in patria condussepure molte pregevoli opere che tro-
BI 163
vausi «parse in variò città delle Fian-dre. Morì dopo la metà del diciasset-.tesimo secolo, lasciando un figlio chia-mato Cornelio de Bie t che non eser-citò V arte paterna , ma scrisse in ver-si le vite de’ pittori fiamminghi.
B1ESELINGHEN ( Cristiano Gio-vaci), nato in Delfter,.era di già provet-to pittore nel 1 584, nella quale epoca,contro agli espressi ordini degli statigenerali d'Olando, fece il ritratto di Gu-glielmo I principe d* Orange. Passavadopo in Ispagna , dov* era nominatopittore del re ; ma avendo poco dopoperduta la consorte , che teneramenteamava, e mal soffrendo di vedersi so-lo in paese straniero , tornò in patria;ove di quarantadue anni terminava laluminosa sua carriera pittorica in prin-cipio del diciassettesimo secolo.
BIFFI (Carlo) nacque in Milanonel i6o5, da doviziosi parenti, cheavrebber desiderato di vederlo appli-cato agli studj legali , onde abilitarsiad occupare luminose cariche nel fo-ro ; ma nou volendosi apertamenteopporre alle sue inclinazioni, permi-sero che frequentasse la scuola di Ca-millo Procaccini, nella quale in bre-ve tanto approfittò da far credere cheriuscirebbe assai valente pittore. Maavanzando in età, cominciò a scema-re in lui l’amore dell*arte; e distrattoin parte dai piaceri, e forse ancorapiu dalle cure degli affari domesticidopo la morte del genitore, trascuriin modo lo studio, che non fece piùnulla di cosi bene come certi piccoliquadri eseguiti prima di giugnere aivent ? anni. Morì in patria nel ìfì-jo.
--— Andrea, uno de’ celebri scul-tori del Duomo di Milano, che fiorìnel sedicesimo secolo. Fece molti deibassi rilievi che ornano l’esterno delcoro dell’aitar maggiore, tra i qualila Presentazione di Maria al tempio,la Visitazione a s. Elisabetta, la disputadi Gesù tra i Dottori, il Transito diMaria , l’Assunzione , ec.
B1GALLO (Francesco), dalla terrain cui nacque chiamato il Fontanella ,operava in sul declinare del sedicesimo