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Tomo secondo.
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Tycìio Bralie, di Cristina reginadì Svezia, di Adolfo Giovanni prin-cipe palatino, di Carlo Gustavoprincipe di Svezia , ec.

Tra le slampe sloriche ricorde-remo

11 Concerto di musica, dal Guer-rino; i Ciclopi al lavoro, dal Cara-vaggio ; Esaù che vende la primo-genitura , dal Tiutoretto.

FALCIERI (Biagio) nasceva inVerona nel 1628; e poi eli’ ehbeappresi in patria gli elementi dellapittura , passò a Venezia , trattovidalla fama del cavaliere Liberi, chedi straordinario ingegno dotato , siera formato un seducente stile mercègli attenti studj fatti in Roma , inl’arma , iti Venezia sulle opere diRaffaello. Correggio e Tiziano. Accol-to il Falcieri nella scuola del Liberi,se non giunse ad imitare il maestroin ogni parte , lo emulò in alcunee specialmente nelle tinte calde esuccose, che formano la principalemalia dei quadri di lui. Ai Do-menicani di Verona vedevasi unadelle più importanti pitture del Fal-cieri rappresentante il Concilio diTrento, nella quale ammiravasi l’ab-bondanza dell’invenzione, ed ariedi teste bellissime svariate giudi-ziosamente. Mancò all’arte in patria,nell età di 25 anni.

FALCO (Felice) di Valenzaapprese per diletto i principi dellapittura da Giaciuto Girolamo Espi-nosa, ma lontano dall’ imitarlo, sidiede a dipingere fiori, verzure , esomiglianti cose , senza rigorosa-mente attenersi all'imitazione dellanatura ; onde sebbene abbiano qual-che inerito di freschezza e di facilitàdi penuello. sono i suoi quadri ri-putati a ragione ramicciosi ed am-ia metà

gione capricciosi-■•Kiieian. Operava dopodiciassettesimo secolo.

. *- " ■■ ( Niccoli 1 nato in Valetizam sul declinare del quindicesimosecolo , ' c n ot 0 c lie n el 1515 dipin-geva 1 aU;, t maggiore di Nostra Si-gnora della Sapienza, ossia Univer-se. digli Ardi, ec. 1 , H.

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sitò ili Valenza. Il suostile è il purospagnuolo, quale era* avanti che vis’introducesse la maniera italiana.

falcone (.aniello) napolita-no, nato nel 1600, fu uno de’piùrinomati allievi del Ribera, compa-gno , e per alcuni rispetti maestrodi Salvator Rosa. Falcone, seguendoavvertitamente la naturale sua incli-nazione , non dipinse che battagliein quadri di grandi e piccole di-mensioni. Ma le sue battaglie nonsono semplici aggruppamenti di uo-mini e cavalli combattenti, bensì eru-dite storie tratte dalla sacra e pro-fana antichità , e dai sommi epicigreci, latini ed italiani. Seppe va-riare, come richiedeva il costumedei tempi e delle diverse nazioni,armi, vesti, edifizj, alberi ec. Vivonelle espressioni , oltre sceltezza diligure e di volti e varietà di mosse,e rappresenta le battaglie quali fu-rono, o quali hanno dovuto essere.Corretto disegnatore, colorì con di-ligenza. Fu amico del Borgognone,e slamarono e stimarono a vicenda.La sua scuola aperta in patria ebbemolti ed illustri allievi ; ma creden-dosi compromesso per quanto avevaoperato in tempo della rivoluzionedi Masagnello, rilirossi in Francia,dove lasciò non pochi quadri egual-mente apprezzali che in Italia, Colàmancò all’arte nel 1666.

- (Andr^.), scultore napoli-tano, fu allievo in Napoli di CosimoFansaga, uno de" più rinomali sco-lari del Bernini. 1! Falconi totalmenteligio al maestro , contribuì a pro-pagare nella scuola napolilana ilgusto bcrniuesro, che, passando diuno in altro allievo, andò poi sem-pre peggiorando. Fioriva il Falconiin sul declinare del diciassettesimosecolo e ne’ primi anni del susse-guente. Condusse in Napoli diversilavori, che, se non altro, lo mostra-no ingegnoso esecutore.

FALCONET ( Stefano Mauri-zio ) da poveri parenti originari di. Exilles nacque in Parigi nel 1716,

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