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Bas le terminò a bulino. Recatosipoi a Londra, intagliò diverse stampealla punta ed a bulino, ed alcuneeziandio alla maniera nera. Avevaquesto dotto artista formato il pro-getto di dare in lingua italiana un’opera intorno all’ incisione ed agliincisori di tutte le scuole; la quale,uscendo di mauo di un profondoconoscitore delle teorie e delle pra-tiche dell’arte, non poteva che riu-scire utilissima. Questo pensiero ,circa trent’ anni dopo la morte delMartini , ricorse alla mente di piùillustre intagliatore , il cavai. Giu-seppe Longhi; ma non ebbe interocompimento, perocché non era an-cora terminata la stampa del primoVolume , quando il nostro Longhifu colpito da accedente apoplettico,che lo trasse in due giorni al se-polcro. Io ignoro quale metodo pen-sasse di tenere il Martini nel trat-tare quest’ argomento, ma è da cre-dersi, che difficilmente avrebbe fattomeglio del Longlii, comunque nonabbia questi corrisposto alla troppogrande aspettazione. Operava ancoranegli ultimi anni del p. p. secolo.
Le più celebri sut opere sono
Lucio Albino, che scende dal suocarro per collocarvi l e Vestali, dauna scultura di Pajou.
I Romani, che sorprendono i Vainel tempio, dal medesimo.
Veduta della città d’ Avignone ,da Vernet, con altre tre simili, deiPiaceri della state, veduta di Spo-leto e veduta di Port’ Ercole.
II Ritorno d’Ulisse in Itaca.
Esposizione della Sala di Londra,
eseguita nel 1787.
MARTINI (Giovanni) da Udinefu uno dei molti scolari di GiovanBellini, chiamato comunemente Gio-vanni di Martino, di cui nella con-fraternita di S. Cristofano di Udinest conservò fino all’età in cui fusoppressa , un gonfalone dipinto nel1 j 07. Altre sue pitture si possonotuttavia vedere nella sua patria e
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ne’vicini paesi, di maniera alquantopiù taglienteche non è la belliniana,ma con graziose arie di volto e dol-cemente colorite. Pare che morissecirca il 1515.
. ( Innocenzo ), parmigiano,nato in principio del sedicesimo se-colo, è conosciuto per i freschi ese-guiti in Parma alla Steccata ed inS. Giovanni; le quali opere sareb-bero assai p it ammirate se non fos-sero sbattute dal confronto dellemaravigliose pitture del Correggio,del Mazzuola e di altri insigni mae-stri.
— di Siena, probabilmente fra-telli , fiorirono in patria dopo il1370, nella quale epoca si hannomemorie , che fecero la scala delpulpito di quella cattedrale , per itempi in cui fu eseguita , assai lo-devole e bastante a mostrare , che1’ arte delia scultura continuava inquella città a tenersi in credito.
MARTINO , uno degli antichiscultori veronesi, che operarono inquella città dagli ultimi tempi lon-gobardici fino all’ età degli Scali-geri, come i Briolotti , gli Orsi , iGioventini, i Gioviani , i Pacifici ,gli Adamini, i Calzari ed altri, ditutti i quali ci conservò memoria1’ illustre autore della Verona illu-strata , e di pochi vedonsi tuttaviaalcune opere.
_ (di Bartolommeo) , Se-nese , nato circa il 1350 , dipin-geva del 1406 nel duomo di Sienala Storia della Traslazione del corpodi S. Crescenzio. In S. AntonioAbate della stessa città conservasiancora un’altra tavola della migliormaniera di que’tempi, con grado di-pinto di piccole figure ancora mi-gliori e più amorosamente dipinteche Je grandi della tavola. Non ènoto di qnal tempo morisse.
MARTINOTTI (Evangelista) diCasalmonferrato, recatosi giovanettoa Roma, fu allievo di Salvator Rosa,e riputatissimo pittore di paesi conbelle figure di uomini e di bestie