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che facessero paesi senza figure. 11Vasari !o chiama fiero disegnatoree singolare ne! far cavalli e. paesi.
MAZZO MARTINEZ ( GiovanBattista del ) nacque in Madridcirca il 1620, e fu uno de’ più il-lustri allievi di Giacomo Velasquez.Le sue opere furono somigliantis-sime copie di alcuni quadri delmaestro : ma ben tosto, lasciala laprofessione di copista, che mai nonforma il vero artista , prese a farpose originali , fu in breve un deimigliori ritrattisti di Madrid ed ilpiù grande pittore di paesaggio. Imigliori quadri di lui trovansi rac-colti nella sala delle Guardie d’A-ranjuez, e nella galleria del reai pa-lazzo di Madrid si conserva la Ve-duta di Saragozza , che passa peril suo capolavoro. Il grande Vela-squez, suo maestro, sebbetle alloraannoverato tra i più illustri perso-naggi della Corte , non isdegoò diaccordargli sua figlia in isposa; a-prendogli in tal modo la via adessere , dopo la sua morte, pittoredel re ; nella quale carica , otte-nuta del 1661, morì 1’anno 1687.
MAZZOLA ( Pantaleone ) ope-rava in Cremona sua patria nel1467 in compagnia di BonifazioBembo. Di che si ha indubitata te-stimonianza nel seguente estrattodi convenzione colla fabbriceria delDuomo: 1467 , die ultima aprilismagister Bonifacius de Btmhìs etPantaleon de Mazzolis debent ha-bere prò solutione deaurandi et pin-gendi uneim anconam cum figu-ri! etc. ad rationem tt compatumlibrarum trinai imperìalium prò quo-libet Centcnarium J'oglionurn auriquodposuerunt in opera in laborariopraediclo.
MAZZOLA ( Francesco ), dettoil Parmigianino nacque in Parmanel 1505, o 1504 ed apprese i prin-cipj delt'aile dal padre e dagli zii.
In età di 14 anni dipinse quel Bat-tesimo di Cristo posseduto dai contiSauvitali, elle sebbene opera debole.
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sarà da tutti trovata superiore all’etàdi giovanetto artista. Pare che dopoil 1517 prendesse ad imitare leopere del Correggio, che di queitempi cominciava ad aver nome dieccellente pittore, e fece una SacraFamiglia ed il S. Bernardino degliOsservanti di Parma, di stile vera-mente correggesco. Riflettendo poi ilMazzola che non può essere pit-tore originale colui , che si fermanell’ imitazione di un altro, risolsedi formarsi un nuovo stile; al qualeoggetto recossi prima a Mantovaper vedere le cose di Giulio Ro-mano, indi a Roma per studiarequelle di Raffaello. Dice il Lanziche collo studio delle une e dellealtre e col fondamento della ma-niera correggesca formossi uno stilegrande, nobile, dignitoso , non ab-bondante di figure, ma che sa fartrionfare le poche anche in vastocampo, spargendo in ogni cosa tantagrazia, che i Romani,vedute le primeopere fatte nella loro città, disseroche Jo spirito di Raffaello era pas-sato in Francesco. Ad ogni modoegli rimase a grandissima distanzada Raffaello, e da Correggio, e lesue ottime qualità pittoriche nonvanno disgiunte da gravi difetti.Egli cercò la grazia iti tutte le partidella persona, nell’aria del volto ,nell’ eleganza della figura , nellamossa, nella leggerezza de’ patini ,nelle acconciature de’ capelli , ccc.Troppo servilmente imitando le sta-tue greche, parve a taluno, che pertimore di cadere nel tozzo e nelpesante, non siasi salvato dall’oppo-slo vizio. Cercò la grazia, scrisseFrancesco Milizia, e trovò la smor-fia. Volle rendere servo della graziaanche il colorito , tenendolo bassoe moderalo ; e se dobbiamo darfede all’Albani, egli trascurò l’e-spressione per timor di dare allefigure volto ed atti poco aggraziati.Dicesi che fosse lento nell’ideare, cche non dasse mano al pennelloprima di avere tutta presente al|a