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teoria, e fatto un modello, e fatti su*bito venire i marmi, vi mise mano,e la terminò con tanta soddisfazionede’ suoi concittadini , che non piùJacopo dalla Quercia , ma Jacopodella Fonte lo chiamarono. Con-dusse in patria altre belle opere chegli meritarono da quella Signoria iltitolo di cavaliere e l’ufficio di ope-rajo del Duomo: ai quali onori nonsopravvisse che tre anni. Ebbe di-versi scolari , tra i quali si distin-sero Matteo Civitali eccellentissimoscultore lucchese e Niccolò da Bo-logna.
QUESNATJ (N.) è conosciuto tragl’ intagliatori in rame de’ PaesiBassi per una deposizione di Cro-ce, tratta da Rubens.
QDESNOY (Francesco di) nac-que l’anno 1594 in Brusselles da Ge-rolamo, venuto ad abitare in questacittà dalla natalizza terra di Ques-noy nel paese de’Valloni. Appresedal padre gli elementi della sculturae cominciò a modellare e lavorarein Brusselles in avorio ed in mar-mo tenero. Avendo colà eseguiteuna Giustizia per il palazzo dellacancelleria, due Angioli per la fac-ciata del Gesù, ed altre due Statue,fu dall’arciduca Alberto incaricatodi eseguire un S. Giovanni, ed inpremio gli accordò buona pensioneonde continuare gli sludj dell’arte inRoma. Era in allora giunto ai 25 an-ni, e le prime cose che condusse inRoma furono una Venere a sederetutta ignuda grande al naturale, inatto di porgere il latte ad Amore.Mancatagli la pensione per la mortedell arciduca Alberto, fu costretto ariprendere i lavori in avorio, e fece,tra 1 altre cose un Crocifisso altotre palmi, che D. Filippo Colonnadonò ad Urbano Vili. Intanto con-trasse domestichezza con NiccolòPoussin, ed abitando con lui, ebbeopportunità di sollevarsi alle piubelle forme antiche, modellandodietro i suoi eccitamenti il Lao-coonte iu piccole dimensioni, ilDiz. degli Arch. tee. t. jii.
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torso di Belvedere ed altre antichestatue. Sorpreso dalla bellezza deiputti dipinti da Tiziano nel quadrodel Trionfo degli Amori che in al-lora trovavasi nel giardino Lodovi-si, li tradusse in varj gruppi dimezzo rilievo, seco insieme model-landoli Poussin sulla creta. Di quiprese Francesco il bello stile de’fan-ciulli, che gli fece tanto onore nellascultura e ch’egli eseguì meglio diogni altro con lo scalpello , finchesurse un grande artista ad emularlo,se non a vincerlo, il quale nell’etàpresente tanto onora l’arte nella ca-pitale della Lombardia. L'Amor di-vino che combatte coll’ Amor pro-fano, un Baccanale, un Sileno eb-bro, con ninfe, satiri e putti che glilegano coi tralci le braccia ed ipiedi. Ma dopo queste ed altre pochecose di tal genere, diede mano a piùimportanti lavori, onde non dar so-spetto di non essere eccellente, chene’ putti ; e condusse la bellissimastatua di S. Susanna per la chiesadella Madonna di Loreto a ColonnaTrajana. In appresso ebbe una dellequattro colossali statue de’pilastronidella tribuna vaticana, e fu il S. An-drea. Ma troppo lunga opera sa-rebbe il venire annoverando tuttele opere di questo istancabile arti-sta. All’ultimo fu nel 1642 nomi-nato scultore del re di Francia ,colla stessa pensione di mille scudiaccordata al pittor regio NiccolòPoussin. Apparecchiossi al viaggioin Francia, sebbene ancora risen-tisse gravi incomodi per la cadutadalla Scala, mentre accomodava ilramo della palma alla statua diS. Susanna. Dietro i consigli deimedici affrettò la partita , spe-rando la guarigione nel nativo aeredelle Fiandre ; ma giunto a Livor-no , i suoi mali aggravarono a so-gno, che il 12 luglio del 1645, morì.Si sospettò che un suo fratello, dicui Francesco chiamossi, a cagiouede’suoi pessimi costumi, assai scon-tento , avesse cospirato per abbro-27