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Tomo terzo.
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oo'le ritrarre l’imperatore Carlo V,«giudi sa quanti singolari favori ebbepoi sempre da così grande principe,che lo ammise oella sua più intimaconfidenza, a segno che chiamatoad Augusta nel 1548 e 1550, scri-veva Melatitene a’suoi amici, cheil personaggio che aveva semprelibero l’accesso presso l’imperatoreera Tiziano Vecellio. Partito l’im-peratore da Bologua, il duca diMantova seco condusse Tiziano allasua capitale e colà l’ebbe alcuntempo in corte. Narrasi che in taleoccasione passando Tiziano per Par-ma col duca di Mantova, fu a noinedel capitolo di quella cattedralericercato a dipingerne la cupola;alla quale inchiesta non potendoegli aderire, disse, che avevano incittà tale pittore che ben poteva farequanto lui , e loro additò il Cor-reggio. Ed in quella guisa che ilpittor Cadorino aveva corrispostoalle cortesie di Alfonso di Ferrarafacendo per lui diversi quadri ep ù volte ritraendo la segreta suasposa Laura Eustochio, così nouvolle mostrarsi men grato al signoredi Mantova, lasciando in sua corte> ritratti dei primi undici Cesari(perocché il dodicesimo ood è suaopera ) che furono tenuti insignipitture.

Nel 1537 tornando Carlo V trion-fante da Tunisi, Paolo 111 che de-siderava di avere un abboccameutocon l u j f erasi recato a Bologna , eper mezzo di Pietro Aretino, fatto» se chiamare Tiziano, lo mandavaincontra a Cesare, il quale, sebbeneconoscesse le ambiziose mire del pon-tefice per 1’ ingrandimento di suofiglio Pier Luigi Farnese, non seppenegare al suo pittore la domandadi vedere il papa nella sua fermatain Busseto. E perchè in tale occa-sione non aveva il papa avuto tempodi farsi ritrarre, volle che Tizianogli promettesse di andare a Roma;lo che eseguì oll’anni dopo, recan-dovisi con numeroso seguito. GiuntoDiz degli Arch. ecc, T. III.

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ai confini del ducato d Urbino trovòquel duca, che accompagnatolo alproprio palazzo , P onorò con ogS imaniera di accoglimenti , e lo fececolie sue carrozze e livree accompa-gnare fino a Boma, dove fu ricevutocon straordinarie dimostrazioni distima ed alloggiato colla sua fami-glia nel palazzo di Belvedere. Hodi già accennalo i suoi due viaggiin Augusta e gli onori compartitiglidall’ imperatore. Tutti i Dogi diVenezia vollero avere il proprioritratto da lui da elle ebbe 1’ufficiodella Sensaria , e tutti lo ebberocarissimo, ed in ogni occasione mo-strarono la singolare stima che nu-davano per così grand’ uomo.

Onorato in propria casa da En-rico III re di Francia, e da diversiprincipi che lo accompagnavano ,sebbene avesse di già 94 anui, seppepiacevolmente intrattenerlo e splen-didamente regalare lui e tutta lasua corte. Altra volta avendo amensa due cardinali ed altri distintipersonaggi: prendi In borsa, disseal suo maestro di casa, e spendicome se atessi tutto il mondo datrattare.

Aveva veduto mancare in pochianni i suoi più intimi amici, da primaPietro Aretino, indi Iacopo Sauso-vino, Pierio Valeriano Bolzanio edil fratello Francesco; ed il suo cuoreaccostumalo alle dolcezze dell’ami-cizia, aveva bisogno di qualche sol-lievo. Recavasi perciò nel Friulipresso il Signore di Spilinbergo,che pure era suo amico, e colà lun-gamente trattenevasi, rapito dal raroingegno, dalle virtù e dalla bellezzad’Irene, figliuola di quel Signore,'che di già erudita ne’ principj dellapittura, compiacevasi di avere Ti-ziano a suo Maestro. AbbandonandoSpilinbergo, coufortavasi 'Tizianocolla speranza di mantenere coll’ il-lustre alunna epistolare corrispon-denza e di rivederla al ritorno dellabella stagione. Ma era di poco giuntoa Venezia quando gli fu recata la