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Tomo terzo.
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ebbe molle commissioni per parladel duca di Baviera. Nel 1706 an-dò a stabilirsi all’ Aja , dove si fecevantaggiosamente conoscere con al-cuni quadri di fiori, che d’ ordina-rio collocava in bellissimi vasi. Ope-rava con grandissima facilità, edavrebbe in breve diffusi in ogniparte dell’Olanda i suoi quadri digenere, se avidamente non fosserostati comperati, a mano a manoche li andava ultimando, per man-darli in straniere contrade. Dopoalcuni anni rivedeva Anversa , dovemori nel 1720.

VERCELLESI (Sebastiano),nato in Reggio circa il 1600, fuuno de’ mollissimi allievi educaliin quella città da Lionello Spada.Lasciò alcune pitture in patria chericordano la maniera del maestro,senza averne a grande distanza ilmerito. Operava ancora ne) 1650.

VERCELLI ( Era Pietro da),dipingeva in Vercelli circa il 1466,ed in S. Marco si conservò lunga-mente e forse si conserva ancorauna tavola che attesta il suo limi-tato merito tanto per conto del di-segno che del colorito , onde vuolessere annoverato fra i triviali ar-tisti che nulla giovarono all’ incre-mento dell’ arte.

VERDIER (Francesco ). nato inParigi circa il 1650, fu allievo edajuto di Carlo le Bruii, il quale lomandavaa Roma affinchè terminassei suoi studj pittorici sulle antichitàe sui capi lavoro di Raffaello e deisuoi grandi scolari. Le Brun , tornatoche fu a Parigi, gli accordava unasua nipote in isposa, e gli ottenevaimportanti commissioni in coite,oltre la carica di professore nellareale accademia. Vivea ancora nel1718.

VEH,m;///,OTTi ( Giovai» Ma-ria ). gentiluomo veneziano natonel 1525 , si affezionò a Tizianonella sua estrema vecchiaja, il qua-le perduti in pochi anni le personepiù care, Pietro Aretino, Iacopo

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del Sansovino, ed Irene da Spilim*bergo, trovava alcun conforto nel-l’amicizia di questo raro giovine.Allo studio delle lettere volle ag-gitignere quello della pittura , e Ti-ziano volle essere il suo maestro ,come Io era stato d'Irene. Dipinseegregiamente il paesaggio , che sa-peva popolare di belle figurine, edin Venezia conservansi tuttavia , co-me rarissime cose , alcuni suoi paesidegni dell’ultimo allievo in tem-po del più grande pittore di pae-saggio. Al merito pittorico univaquello della poesia, ed avendo scrit-te in verso cento novelle inorali insul far di quelle d’ Esopo, inveolòed incise cento paeselli che servonodi fondo ai parlanti animali intro-dotti ne’ suoi apologhi. Tradussepure 1’Eneide di Virgilio e le me-tamorfosi d’ Ovidio, e di commis-sione del Governo corresse ed ab-bellì con gentili figure le Vite c)eiSanti Padri. Compose un poemaintitolato f’Aspramente, ed un ele-gante poemetto in versi latini per lamorte del suo grande maestro ed(unico Tiziano Veccellio. Poi cjrièbbesoddisfatti ai doveri che 1’ amiciziaimponeva al suo cuore , ritiravasidal secolo vestendo 1’ abito regolarein un convento di Venezia , dovemori nel 1600.

VERDOEL ( Adriano) nato ol-tre la Mosa circa il 1620 , fu sco-laro di Rembrandt. N on pertanto eraegli più nobile compositore e piùcorrettamente disegnava del mae-stro : ma allettato dai guadagni dejcommercio dei quadri, ed in parteancora distratto dagli studj lellerarj,pochissimo operò di pittura ed assaimeno bene che non avrebbe potutoGre. All’Aja presso il signor Ve-srhuring conservavasi nel 1760 unbellissimo quadro di Verdoei, rap-presentante Gesù Cristo che scacciai venditori fuori dei tempio. Igno-riamo I’ epoca della sua morte.

VERDURA ( Giovan Stefano),genovese, fu scolaro di Domenico

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