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Tomo quarto.
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«rimerito di Londra. È questo il piùcelebre de’ moderni monumenti, edimo de’ più bei pezzi dell’architettu-ra. Fu eretto iu memoria dell’orri-bile incendio di Londra accaduto nel1666. É una colonna rotonda d’or-dine toscano, di grosse pietre bian-che di Portland, alta dugento piedi,sopra quindici di diametro. Sta sopraun piedestallo di quaranta piedi dialtezza e di ventuno in quadrato.Nel di dentro è una scala di marmonero a vite, di cui i ripari di ferrovanno lino alla sommità, dov’èuna loggia circondata da balaustridi ferro, da dove si scuopre tuttaquella immensa città. Due Iati delpiedestallo hanno iscrizioni su ladesolazione di Londra ridotta in ce-nere; gli altri due lati significanoil suo ristabilimento pronto e ma-raviglieso. Wren architettò ancorala chiesa di S. Stefano, che vieneriputata un capolavoro ed pp mo-dello dell’arte; come pure fece idisegni per Ja chiesa di Santa Ma-lia degli Archi. Furono eretti se-condo i suoi disegni il teatro d’Ox-ford, il collegio di Chelsea, il palazzodi Marlborough i a Londra, al parcodi S. James, d’una bella semplici-tà, con vaghissimi giardini, ed ilpalazzo d’ Hampton-Court.

Fu Wren dichiarato architettodel re, e fatto cavaliere, c fu unode’ commisjaij destinali da Carlo IIer fissare un luogo proprio a fab-ricare un osservatorio, ed assistèco’ suoi consigli il cavalier JonasMoare, che aveva la direzione di.quella fabbrica.

Fu pure membro del Parlamento.Non volle mai dare alla luce alcunasua cosa; onde le sue opere con-cernenti diverse parti della matema-tica furono pubblicate da altri. Eglifu l’inventore della famosa Trafu -sione. Grandissimo era il suo me-rito , ma una fatale ti.nidilà gl’ im->euì di conciliarsi il favore di co-oro , che non potevano far a menodi stimarlo. Non seppe mai scendere

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alle Iodi delle sue opere, nè arric-chirsi : difetto rarissimo negli archi-tetti. La modestia è alle nostre viriticip che l’ombra è ad un quadro. Benmaneggiata , serve a dar risalto : al-lorché è troppo caricala, invece difarci spiccare, ci oscura e ci avvili-sce. Fortuuatamente pochi sono gliartisti che non seguano il precettod Orazio ; Sunte superbia-m /juesi-tam meritis .; ed il ciel volesse checonoscessero questo precetto i solimeritevoli l

Oltre le sue sublimi cognizioninelle più difficili scienze, Wreu èstalo uno de’ più valenti architetti;e veruno conobbe meglio le forzemeccaniche. Sapeva precisamente laproporzione, che deve esservi tra1 sostegni ed il corpo dell’edilizio.Grandiose erano le sue idee, esemplici; ed adornava coti nobiltàe con gusto. Ma la sua modestiaSpinta all’eccesso lo rese spregevole,e gli fece tanto torto, quanto necagiona Ja più grande povertà, hiInghilterra adunque, come altrove,non sempre si rende giustizia al me-rito. Fgli ebbe l’ardùneuto di vo-ler ignorare tante inutilità, che sonola preziosa suppelletile, anzi il ca-pitale di tanti letterati ; e come altri-menti egli poteva riuscire un va-lentuomo ? Gli era sempre fittonella mente il detto di Montagne,che stimava non il più dotto, mail meglio dotto. Wren era più cheinglese nel parlar poco; nè conce-piva cerne la vanità dia a taluni ilgusto di parlar t3nto, che non sioccupano del disgusto che recanoagli ascoltanti.

L’Inghilterra e le belle arti per-dettero questo grand’uomo nel 1 725,quando poco inancavagli a toccareil novantesimo anno.

WRENCK ( Francesco, ) inta-gliatore alla maniera nera, nato aStroliaju nell’ alla Carintia 1’ anno1766, recavasi a Vienna per appren-dere gli elementi dell’ incisione; eiiei 1 791 lavorava in della manina